Il 10 dicembre in Australia entrerà in vigore una legge che vieta l'accesso ai social network ai minori di 16 anni al fine di proteggerli da esperienze online dannose per la loro età. Verranno chiusi centinaia di migliaia di account Facebook, Instagram, Whatsapp, Tik tok e Snapchat e sarà limitato l'accesso a Youtube.
La holding teconologica Meta ha iniziato ieri ad avvisare gli utenti delle piattaforme da essa amministrate.
Vantaggi e svantaggi dei social network
I social presentano indubbiamente numerosi vantaggi, quali la rapida condivisione di informazioni, interessi e materiali; la connessione a distanza con familiari, amici e professionisti; la conoscenza di persone nuove; l'appartenenza a comunità con le proprie caratteristiche peculiari a volte difficili da condividere nella vita reale.
Permettono inoltre di esprimersi con maggiore libertà grazie ad una sorta di anonimato, offrono infine numerose opportunità lavorative ed economiche.
Sono sempre più numerosi gli studi psicologici che dimostrano che l'uso eccessivo di social soprattutto fra i giovani provoca disagi e malesseri proprio legati alle possibilità che essi offrono.
Il paradosso della connessione
Attraverso i social è più facile, rispetto alla vita reale, esprimere liberamente e senza filtri il proprio pensiero, è possibile esprimerlo a più persone contemporaneamente ed instaurare numerose relazioni, ma in esse sì è molto più esposti all'aggressività altrui proprio perché essa viene espressa senza filtri, è inoltre molto difficile incontrarsi per come si è davvero e instaurare legami profondi e stabili.
La facilità di connessione con più persone che convive con la difficoltà ad instaurare rapporti autentici, rappresenta quello che viene definito il paradosso delle connessione: si è connessi in rete ma si è disconnessi emotivamente.
Secondo numerosi studi psicologici vivere costantemente questa condizione sviluppa un senso di solitudine profonda che può diventare una vera e propria malattia. Ostacola inoltre lo sviluppo di importanti caratteristiche umane: la capacità di ascolto, l'empatia e l'intelligenza emotiva. Infine, vivere una costante connessione con gli altri sentendosi intimamente disconnessi, influisce sul benessere psicologico: produce ansia da prestazione, legata al bisogno di apparire sempre felici e realizzati, provoca oscillazioni dell'autostima, legate alla presenza o assenza di like sul proprio profilo, e sviluppa un'incapacità di sopportare momenti di assenza relazionale, che inevitabilmente fanno o faranno parte della vita di ognuno di noi.
La paura dell'esclusione: un cane che si morde la coda
All'interno dei social network, così come nella vita reale, si realizzano numerosi eventi sociali. Dal Social Media Day agli eventi a tema, da quelli legati a festività religiose a quelli creati per trascorrere insieme ricorrenze civili.
Come è ovvio si tratta di eventi a cui è più facile partecipare rispetto a quelli che avvengono fra persone che si incontrano fisicamente, in quanto per parteciparvi basta connettersi alla piattaforma. Proprio per questa facilità di accesso sono molto frequentati dai giovani che trascorrono molto tempo sui social network. Partecipare a questi eventi, così come essere informati sui social trends (mode virali, tendenze) e riuscire così a condividere un meme al momento giusto, crea un forte senso di appartenenza.
Da qui deriva la sempre più diffusa paura di essere esclusi da esperienze e opportunità sociali, di rimanere un passo indietro rispetto agli altri componenti del gruppo.
L'autore e investitore di start up Patrick J. McGinnis nel 2004 ha coniato un nuovo termine, FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out per indicare la paura di essere esclusi, una paura insita nell'animo umano, ma che i social hanno amplificato notevolmente.
La FOMO produce effetti negativi quali senso di inferiorità sociale, solitudine e rabbia e soprattutto induce dipendenza, perchè porta a controllare costantemente i social per non correre il rischio di essere esclusi da eventi sociali, di perdere il proprio precario senso di appartenenza ad un gruppo, ma è proprio così che si viene sempre più esclusi dalle esperienze reali, dagli incontri in carne ed ossa, dalla relazioni autentiche e ci si sente sempre più soli.
Il problema sono i social network?
Il famoso filosofo e sociologo Zygmunt Bauman ha definito la società moderna contemporanea come "liquida": una società in continuo cambiamento, caratterizzata da precarietà lavorativa e relazionale, in cui tutto si consuma, si disgrega e si ricompone; una società in cui è sempre più facile muoversi da un contesto sociale, geografico e culturale all'altro e creare "connessioni" fra persone; una società basata sulla libertà individuale e sullo svincolo da ruoli sociali e da legami personali, dove le relazioni si fondano sulla gratificazione immediata e vengono chiuse quando non so più utili.
Questo tipo di società da un lato soddisfa il bisogno di ogni individuo di sentirsi libero di esprimere e realizzare desideri personali, di poter vivere relazioni numerose, variegate e sempre stimolanti dall'altro lato crea maggiore instabilità materiale, psicologica e relazionale: i progetti di lavoro e di vita cambiano in continuazione; il ruolo sociale che un tempo era stabile per tutta l'esistenza (il padre di famiglia, la donna in carriera etc) non è più un tratto identitario permanente; le relazioni si consumano rapidamente.
La solitudine e l'assenza di senso di appartenenza sono considerati i prodotti principali di questo contesto sociale. In esso infatti vi è sempre meno l'abitudine a costruire relazioni profonde, basate sull'intimità emotiva e sullo scambio di esperienze personali, sul confronto difronte alle differenze e ai problemi, è così più difficile sviluppare l'empatia verso gli altri e sentire un senso di appartenenza al contesto in cui realmente si vive.
È evidente che i social network racchiudono in sé tutte gli svantaggi e vantaggi di questo tipo di società.
La questione di fondo
Ma i social sono solo uno strumento, e come tutti gli strumenti presentano vantaggi e svantaggi in base al modo e al contesto in cui vengono utilizzati.
Un ragazzino spesso solo, disabituato ad instaurare relazioni autentiche con le persone con cui vive e con i suoi pari, è sicuramente più esposto a subire i danni dei social piuttosto che a trarne i vantaggi. Al contrario un giovane con relazioni soddisfacenti a scuola, che frequenta abitualmente contesti sociali locali insieme ai coetanei, che trascorre buona parte del suo tempo con adulti che rappresentano per lui fonti di amore stabile ed esempi di vita positivi, potrà approcciarsi ai social libero dalla necessità che essi colmino le sue fragilità psicologiche, il suo bisogno di appartenenza e i suoi vuoti relazionali e sarà in grado di sfruttare i vantaggi di questi potenti strumenti.
Le future analisi sociologiche e psicologiche sui giovani australiani ci mostreranno se la misura restrittiva che verrà introdotta nei prossimi giorni otterrà i benefici voluti.
Nel frattempo, forse dovremmo chiederci se noi adulti, in questa società “liquida” in cui siamo sempre di corsa e dove le relazioni ed i progetti di vita sono sempre più precari, siamo ancora in grado di rispondere ai bisogni psicologici, sociali e relazionali dei giovani senza delegare questo ruolo ai social network o a qualsiasi altro strumento che prenderà prontamente il loro posto.