Un articolo di TechCrunch del 30 dicembre 2025 presenta le visioni di dodici investitori senior sulle prospettive del climate tech nel 2026. Nonostante alcune difficoltà nelle politiche climatiche in Stati Uniti e Europa, il settore ha mostrato una notevole tenuta, grazie ai costi in calo delle energie rinnovabili e alla crescente domanda generata dall'espansione dell'intelligenza artificiale. Il 2026 si preannuncia come un anno cruciale per la transizione verso sistemi decentralizzati, la resilienza infrastrutturale e le IPO di nuove realtà energetiche.

Data center, costi e resilienza: il nuovo motore

Secondo TechCrunch, i data center rimangono un elemento centrale nel dibattito energetico: la domanda di energia è in continua crescita, spinta dall'intelligenza artificiale, e gli operatori si orientano verso strategie di resilienza che includono generazione locale e storage, per proteggersi da interruzioni di rete. L'energia zero-carbonica, come solare, batterie e geotermia avanzata, è già competitiva in termini di costi rispetto ai combustibili fossili, aprendo nuove opportunità di finanziamento.

Lisa Coca di Toyota Ventures afferma che nel 2025 i data center erano concentrati sull'assicurarsi nuove fonti di energia, ma nel 2026 l'attenzione si sposterà probabilmente dalla domanda alla resilienza e alla necessità di accelerare i piani per rendersi indipendenti dalla rete.

Daniel Goldman di Clean Energy Ventures sottolinea come la generazione a zero emissioni di carbonio sia già tra le fonti di energia più economiche, e la crescente domanda di batterie su scala di rete e distribuite sta accelerando la riduzione dei costi più rapidamente del previsto.

Geotermia, nucleare e storage: le nuove frontiere

Investitori come Kyle Teamey (RA Capital) e Andrew Beebe (Obvious Ventures) prevedono una rinascita del nucleare con impianti di fissione, oltre a una maggiore diffusione della geotermia. Fervo Energy è indicata come una delle aziende più promettenti, grazie al suo progetto da 500 MW in Utah e alle prospettive favorevoli per una potenziale IPO nel 2026.

Lo storage su larga scala vede progressi nelle tecnologie emergenti, come le batterie al sodio o allo zinco, con un approccio più cauto nella dimensione delle gigafactory.

Leo Banchik, direttore di Voyager, prevede una crescita nel 2026 con nuove soluzioni nella chimica delle batterie e nei modelli di business, sottolineando un approccio più disciplinato.

Interconnessione: nodo critico e area di innovazione

Gli investitori concordano su un punto cruciale: la rete di distribuzione sarà il terreno principale per le innovazioni nel 2026. Amy Duffuor (Azolla Ventures) evidenzia come l'attenzione si stia spostando dalla generazione di energia alla velocità con cui questa può essere effettivamente distribuita, sottolineando i ritardi nei permessi, nelle interconnessioni e nei limiti fisici della rete. Questo apre la strada a tecnologie e software per l'esecuzione della rete (grid execution), strumenti che accelerano la pianificazione, l'interconnessione e lo sviluppo delle infrastrutture verdi, la vera risorsa nascosta del climate tech nel 2026.

Reindustrializzazione, robotica, supply chain e logistica

Anil Achyuta (Energy Impact Partners) sottolinea come il 2026 sarà anche l'anno della reindustrializzazione: robotica, batterie, elettronica di potenza e componentistica avanzata richiedono catene di produzione complesse da ricostruire, anche a livello nazionale. Cita esempi come Zanskar (AI per geotermia) e Fabric8Labs (raffreddamento generativo).

Joshua Posamentier (Congruent Ventures) aggiunge che software avanzati gestiranno meglio la rete (load shaping, qualità dell'energia e nuove modalità di interconnessione), mentre altri puntano a decarbonizzare logistica, manifatturiero e back-end con soluzioni elettriche efficienti e resilienti.

In sintesi, il 2026 si preannuncia come un anno di transizione strutturale per il climate tech, basato su una convergenza tra energia pulita a basso costo, resilienza infrastrutturale, capacità di produzione su larga scala e innovazione nella rete e nei servizi logistici. Le previsioni degli investitori sottolineano il pragmatismo: tecnologia matura, modelli economici solidi, tempistiche realistiche e attenzione alle dinamiche reali del mercato.