Il 12 gennaio 2026, il Consiglio brasiliano per la difesa economica (CADE) ha avviato un'indagine sulle modifiche ai termini di servizio di WhatsApp Business introdotte da Meta, sospendendone l'entrata in vigore in Brasile. La decisione è giunta in seguito alle denunce di fornitori terzi di chatbot AI, i quali accusano Meta di aver precluso l'accesso alla piattaforma ai concorrenti, favorendo il proprio assistente generativo, Meta AI.

Le ragioni del provvedimento

Le nuove condizioni d'uso, presentate lo scorso ottobre e previste in vigore dal 15 gennaio 2026, vietano ai chatbot AI di terze parti – come ChatGPT, Copilot, Perplexity e altri – di interagire con gli utenti tramite WhatsApp Business API.

Secondo il CADE, tale mossa configura un potenziale abuso di posizione dominante, in quanto esclude i concorrenti e può danneggiare la concorrenza e l'innovazione nel mercato degli assistenti conversazionali. L'indagine preliminare è stata avviata su richiesta delle aziende Luzia (Spagna) e Zapia (Uruguay), che avevano sviluppato integrazioni con WhatsApp e si sono viste escluse dalla piattaforma.

La risposta regolatoria in Brasile

Il CADE ha deciso di sospendere l'applicazione delle nuove condizioni per evitare un danno irreversibile alla concorrenza durante il corso dell'indagine. Lo slittamento dell'entrata in vigore consente a tutti gli operatori di mantenere l'accesso al servizio fino a quando non sarà chiarita la liceità delle restrizioni imposte da Meta.

Tensioni in UE e Italia

Parallelamente, anche l'Italia ha adottato un provvedimento simile. L'AGCM ha ordinato a Meta di sospendere l'esclusione dei chatbot concorrenti su WhatsApp, al fine di tutelare la concorrenza nel mercato europeo. Meta ha annunciato di voler impugnare la decisione, sostenendo che l'uso intensivo di chatbot AI mette sotto pressione l'infrastruttura di WhatsApp Business API. Nel frattempo, l'esenzione per i numeri italiani consente agli utenti +39 di continuare a utilizzare servizi come Copilot fino alla conclusione dell'indagine.

Implicazioni per l'ecosistema AI

Il provvedimento brasiliano rappresenta un passo significativo nella regolamentazione del mercato dei servizi AI conversazionali.

Da un lato, ribadisce che il controllo di una piattaforma di massa come WhatsApp comporta responsabilità e vincoli antitrust. Dall'altro, solleva questioni tecniche: Meta ha sostenuto che le richieste di infrastruttura da parte di chatbot generativi possono compromettere le prestazioni del servizio, giustificando l'esclusione preventiva.

I provider di AI sottolineano il valore di integrazioni con WhatsApp per servizi innovativi, mentre i regolatori replicano che la piattaforma è nata per usi business-to-consumer, non come «app store» per assistenti generativi. Questa tensione riflette un dilemma tra apertura e protezione, efficienza e concorrenza.

L'esito della vicenda dipenderà dal bilanciamento tra interessi regolatori e sostenibilità tecnica della piattaforma.

Se l'inchiesta confermerà comportamenti anticoncorrenziali, Meta potrebbe incorrere in sanzioni e obblighi di apertura. Al contrario, se la dimensione infrastrutturale emergerà come giustificazione tecnica valida, i termini potrebbero rimanere in vigore, ma con conseguenti costi reputazionali e politici.

Nel complesso, la vicenda evidenzia un'evoluzione cruciale nel rapporto tra Big Tech, AI e regolatori, dove gli strumenti conversazionali emergenti diventano terreno di confronto per diritti digitali, sviluppo tecnologico e pluralismo di mercato.