Snap Inc., la società dietro Snapchat, ha raggiunto un accordo di risoluzione confidenziale nella causa legale che la accusava di indurre dipendenza da social media attraverso specifiche scelte progettuali e algoritmi. L'intesa è arrivata pochi giorni prima che il processo iniziasse presso la Corte Superiore della California per la Contea di Los Angeles.

La vicenda e i termini dell’accordo

La denuncia era stata presentata da una diciannovenne, identificata come K.G.M., che accusava Snapchat di aver progettato elementi come notifiche push, scroll infinito e algoritmi personalizzati per generare un uso compulsivo, con conseguenti danni alla salute mentale.

La selezione della giuria era prevista per il 27 gennaio, con l’inizio delle arringhe fissato per la settimana successiva.

Durante un’audizione presso la Corte Superiore della California, i legali hanno annunciato di aver raggiunto un “basic settlement agreement”. I termini finanziari e le condizioni dell’accordo non sono stati resi pubblici, e i documenti ufficiali della corte sono attesi entro la fine della settimana.

Le implicazioni legali

Questa risoluzione anticipata giunge in un momento di crescente pressione legale sui social media. La causa fa parte di un caso pilota (bellwether), che potrebbe influenzare l’esito di migliaia di casi analoghi nell’ambito del MDL federale per danni derivanti da dipendenza teen dai social.

I verdetti iniziali potrebbero spingere le parti a negoziare accordi simili.

Snap non è l’unica piattaforma coinvolta: Meta (Facebook/Instagram), YouTube e TikTok restano accusati negli stessi procedimenti. Per loro, il procedimento continuerà, con la selezione della giuria già programmata per il 27 gennaio.

Le strategie difensive

Le aziende coinvolte nella causa hanno adottato un modello difensivo comune: meccanismi come gli algoritmi di raccomandazione, l'autoplay e lo scroll infinito sarebbero forme di espressione protetta, simili alle scelte tipografiche di un giornale, e quindi tutelate dai principi di libertà di espressione e dalla Section 230 del Communications Decency Act. I tribunali stanno valutando attentamente se queste argomentazioni siano valide anche in contesti in cui la struttura del prodotto è parte della causa del danno.

Nel MDL federale dedicato alla social media adolescent addiction, alcune richieste sono state respinte, ma rimangono valide le rivendicazioni di negligenza e danni personali, aprendo la strada a responsabilità a livello di design di prodotto.

Gli sviluppi futuri

Sarà cruciale osservare l'evoluzione degli altri processi: la risoluzione anticipata di Snap potrebbe anticipare accordi simili. Meta, TikTok e YouTube potrebbero essere indotti a negoziare piuttosto che affrontare il giudizio di una giuria. Anche il linguaggio della corte e gli accordi di riservatezza attorno ai termini dell’accordo potrebbero diventare elementi negoziali nei casi futuri.

Al centro restano due questioni fondamentali: fino a che punto la progettazione di una piattaforma può essere considerata “diffusiva” piuttosto che “manipolativa”?

E fino a che punto la legge può ritenere le aziende responsabili per il modo in cui coinvolgono gli utenti, in particolare gli adolescenti?

La risoluzione del caso Snap non chiude il dibattito, ma lo rilancia in termini concreti. La capacità di considerare l'addiction da social media come potenziale responsabilità giuridica potrebbe segnare una svolta per l’industria, influenzando design, policy interne e responsabilità.