Al vertice internazionale AI Impact Summit in corso a New Delhi, inaugurato il 19 febbraio 2026, si è consumato un attimo diventato virale tra due figure di spicco nel campo dell'intelligenza artificiale: Sam Altman di OpenAI e Dario Amodei di Anthropic. Durante una foto ufficiale, entrambi i CEO hanno evitato di stringersi la mano, sollevando invece un pugno. Questo gesto non verbale ha catturato l'attenzione globale, rivelandosi più eloquente di qualsiasi discorso sulle politiche o le tecnologie presentate.
Una scena che comunica rivalità
Il contesto era di rilievo istituzionale: accanto al primo ministro indiano, Sundar Pichai e altri leader del settore tecnologico, Altman e Amodei si sono trovati affiancati quando è stato richiesto un gesto di unità.
Mentre gli altri partecipanti hanno stretto mani o alzato le braccia, i due CEO hanno mantenuto una certa distanza, optando per il sollevamento del pugno. Il video dell'episodio è rapidamente rimbalzato sui social media, trasformando l'istante in un simbolo della profonda rivalità tra le loro aziende e delle diverse visioni per il futuro dell'AI.
Origini della divergenza e strategie a confronto
Il gesto sul palco è l'ultimo episodio pubblico di un confronto che ha radici nel 2021, quando Amodei, allora VP della ricerca in OpenAI, lasciò l'azienda per fondare Anthropic. La sua motivazione principale era la convinzione che la sicurezza dovesse avere la priorità sulla velocità di commercializzazione.
Da allora, le due società hanno seguito percorsi distinti: OpenAI persegue una diffusione massiccia e rapida delle sue tecnologie, integrando modelli pubblicitari e strategie di sostenibilità commerciale. Anthropic, al contrario, adotta un approccio più cauto, ponendo l'accento su una governance rigorosa.
La tensione tra le due realtà è emersa con forza anche in concomitanza del Super Bowl, quando Anthropic ha lanciato una campagna pubblicitaria critica verso la scelta di OpenAI di introdurre annunci su ChatGPT. La risposta di Altman non si è fatta attendere, definendo l'iniziativa "disonesta" e ribadendo la sua volontà di rendere l'AI accessibile a miliardi di persone, non limitandola a una clientela esclusiva.
Il summit come vetrina globale e simbolo di divisione
L'AI Impact Summit, ospitato presso il Bharat Mandapam, si configura come una vetrina internazionale per l'India, che mira a consolidare il suo ruolo di protagonista nella scena tecnologica mondiale. Oltre alle dinamiche tra Altman e Amodei, l'evento ha visto la presentazione di ambiziosi traguardi: l'India punta ad attrarre oltre 200 miliardi di dollari in investimenti per le infrastrutture AI entro il 2028, attraverso lo sviluppo di nuove GPU, incentivi fiscali e partnership strategiche.
Tuttavia, il momento più emblematico rimane quel gesto evitato: un segnale umano e spontaneo che ha comunicato più di qualsiasi dichiarazione ufficiale. Lo scenario della cosiddetta “cold war dell’AI” è diventato immediatamente un simbolo della frattura che attraversa il settore, rappresentando visivamente un modello industriale diviso tra chi predilige la diffusione rapida tramite la scalabilità e chi difende la prudenza attraverso la sicurezza.
Il summit, nel suo complesso, ha offerto uno spaccato umano della tecnologia, tra tensioni politiche, sfide logistiche e gesti spontanei. È proprio questa umanità, unita alle ambizioni geopolitiche e tecnologiche, ad aver reso quell'istantanea memorabile.