Una svolta tecnologica che unisce geo scienza e sostenibilità energetica promette di ridefinire la localizzazione dei data center. Vema Hydrogen sta sviluppando una tecnologia innovativa, denominata Engineered Mineral Hydrogen (EMH), per estrarre idrogeno pulito in modo economico e localizzato. Il CEO Pierre Levin dichiara la possibilità di produrre idrogeno a meno di 1 dollaro al chilogrammo, con l'obiettivo di scendere sotto i 0,50 dollari, un costo competitivo rispetto alle attuali alternative di mercato. Il sistema sfrutta formazioni rocciose ricche di ferro: l'iniezione di acqua, calore, pressione e catalizzatori innesca una reazione geologica che rilascia idrogeno, convogliato in superficie tramite pozzi.
Un pozzo pilota in Québec è già operativo, producendo diverse tonnellate giornaliere, mentre il primo pozzo commerciale da 800 metri è previsto per il prossimo anno. Vema ha già stretto collaborazioni significative con data center in California, anticipando l'avvio della fornitura commerciale a breve termine.
Nel dicembre 2025, Vema ha siglato un accordo decennale con Verne, specializzata in soluzioni di potenza e raffreddamento on-site per data center. Questo contratto mira a incrementare la produzione di EMH oltre le 36.000 tonnellate annue, con l'obiettivo di alimentare data center californiani a partire dal 2028. Tale approccio consente di affrancarsi dalle reti elettriche, sempre più sotto pressione a causa dell'aumento della domanda indotta dall'intelligenza artificiale, offrendo una fonte di energia baseload a bassa emissione e a costi stabili.
La produzione tradizionale di idrogeno
Attualmente, la maggior parte dell'idrogeno è prodotta tramite steam reforming del metano (SMR), un processo economico ma altamente inquinante. L'idrogeno da SMR con cattura del carbonio aumenta i costi fino al 50%, mentre l'elettrolisi basata su energia verde, sebbene più pulita, rimane ancora troppo costosa per un impiego su larga scala.
Una fonte energetica localizzata e competitiva
L'approccio di Vema supera due ostacoli storici: la distanza dai luoghi di consumo e la dipendenza dalla rete elettrica. Le formazioni geologiche adatte all'EMH sono diffuse, permettendo di installare pozzi direttamente accanto ai data center. Come sottolinea Levin, per soddisfare il fabbisogno locale del Québec (circa 100.000 tonnellate annue) sarebbero sufficienti solo 3 km², evidenziando l'efficienza spaziale del sistema.
Dalla fase pilota alla commercializzazione
Vema ha completato con successo il primo test pilota in Québec, producendo tonnellate al giorno e pianificando un pozzo commerciale da 800 metri nel 2026. Se la produzione si confermerà adeguata, la tariffa prevista di meno di 1 dollaro al kg, potenzialmente inferiore a 0,50 dollari grazie all'ottimizzazione, posizionerebbe questo vettore energetico come il più economico sul mercato per implementazioni su larga scala.
L'accordo con Verne e l'impatto sui data center californiani
L'accordo decennale con Verne segna un passo importante verso l'applicazione industriale. A regime, la produzione annuale di EMH supererà le 36.000 tonnellate, rispondendo alla crescente domanda energetica dei data center californiani.
Questo sistema bypassa le limitazioni della rete, fornendo alle strutture ad alto carico computazionale una fonte energetica stabile, a basse emissioni e meno soggetta all'intermittenza delle energie rinnovabili.
Ridisegnare la geografia dei data center
La disponibilità di idrogeno economico vicino ai data center potrebbe portare a una ridefinizione della loro ubicazione, favorendo zone geologicamente idonee e meno dipendenti dai tradizionali hub elettrici. Questo modello contribuirebbe ad alleggerire la pressione sulle reti urbane, distribuire il carico infrastrutturale e ridurre la dipendenza da costosi progetti di espansione della rete.
Inoltre, l'indipendenza dagli incentivi statali rende il sistema più resiliente alle fluttuazioni politiche, facilitando una scalabilità replicabile in diverse regioni con le necessarie formazioni geologiche.
Vema dimostra come l'innovazione tecnologica e una visione territoriale possano non solo ridurre le emissioni, ma anche trasformare la logistica e la pianificazione urbana delle infrastrutture energetiche. L'industria dei data center si trova di fronte a una scelta: rimanere legata alla rete o abbracciare una nuova geografia energetica, attingendo alle risorse del sottosuolo.