Martinez, in California, si trova ai margini della Bay Area di San Francisco, lontano dal cuore pulsante della Silicon Valley. In questa cittadina affacciata sulla parte nord-orientale della baia ha sede Hello Robot, una startup che si colloca all’estremo opposto delle ambizioni iper-ottimistiche dei grandi competitor della robotica a circa 70 chilometri a sud.

Lo scorso mese l’azienda ha presentato la quarta versione del suo robot di assistenza domestica, Stretch. Definirlo “umanoide” sarebbe forse un’esagerazione: pur presentando un busto stilizzato e una testa ricca di sensori, il robot è dotato di un braccio telescopico con pinze e si muove grazie a una base mobile su ruote omnidirezionali piuttosto massiccia.

Lo riporta Techcrunch da cui sono presi tutti i virgolettati.

La storia

Quando le batterie si scaricano, le luci intorno ai suoi “occhi” si illuminano, dando un’impressione quasi espressiva. “Sembra arrabbiato”, scherza Blaine Matulevich, ingegnere dell’azienda.

Fondata nel 2017 dall’amministratore delegato Aaron Edsinger, ex direttore della robotica di Google, e dal CTO Charlie Kemp, docente al Georgia Institute of Technology, Hello Robot non punta a sviluppare modelli universali né a sostituire il lavoro umano. L’obiettivo di Stretch è diverso: operare in case reali, accanto a persone reali, mentre la maggior parte dei robot resta confinata nei laboratori.

Un approccio che oggi appare strategico.

Se da un lato i progressi dell’intelligenza artificiale promettono nuove capacità per la robotica, dall’altro mancano ancora dati concreti di utilizzo. E mentre la simulazione migliora, gli investitori guardano sempre più alla capacità di mettere i robot all’opera nel mondo reale.

“Le aziende che per prime riescono a operare sul campo accumulano cicli di apprendimento specifici e tolleranze operative che nessun concorrente può acquistare o ricreare”, ha scritto Bullhound Capital in un recente rapporto sul settore. “In robotica, il vero vantaggio competitivo non è solo la proprietà intellettuale, ma le ore di funzionamento in condizioni reali di responsabilità”.

Un diverso modo di “incarnare” la tecnologia

Tra gli investitori della società c’è anche Keith Platt, oggi membro del board, che ha iniziato a sostenere Hello Robot dopo aver vissuto con Stretch nella propria abitazione. Colpito da una grave condizione nel 2021, Platt ha perso gran parte del controllo motorio, riuscendo a muovere solo spalle, collo e testa. Da qui il suo interesse per le tecnologie assistive, che lo ha portato a collaborare con l’azienda nel 2024, anche grazie alla presenza nel team di un terapista occupazionale dedicato ai casi come il suo.

Platt controlla Stretch tramite un’app iPhone a comando vocale: può ordinargli di muoversi autonomamente all’interno della casa e poi prenderne il controllo diretto per manipolare oggetti e svolgere attività quotidiane.

Tra le sfide più semplici solo in apparenza, c’è quella di riuscire a farsi preparare e servire un frullato proteico a colazione, un compito che normalmente richiederebbe l’aiuto di un’altra persona.

“All’inizio, per completare quell’attività da solo — senza nessuno ad assistermi — ci volevano quasi due ore”, ha raccontato Platt a TechCrunch. “Ma ho continuato a insistere. Poi siamo arrivati al punto in cui, nel giro di pochi minuti, riuscivo a bere il frullato e rimettere tutto a posto”.

La dipendenza dagli altri, spiega, è una difficoltà enorme non solo fisica ma anche emotiva. Ogni gesto recuperato in autonomia — come indossare gli occhiali o lavarsi i denti — rappresenta un passo fondamentale, non solo per lui ma anche per chi lo assiste.

Secondo Platt, la diffusione di robot assistivi potrebbe cambiare radicalmente la vita delle famiglie, permettendo alle persone con disabilità motorie di restare a casa in sicurezza durante la giornata, senza la necessità costante di un caregiver professionale.

Stretch nasce con autonomia limitata in modo intenzionale: l’intervento umano resta centrale. “Avere il controllo è una funzione importante — è desiderabile che l’utente si senta incorporato nel robot”, ha spiegato Matulevich.

E, come sottolinea Platt, un ulteriore vantaggio è la sicurezza: non c’è il timore che Stretch “cada” o diventi imprevedibile in caso di errore.