Negli ultimi tempi, Polymarket si trova al centro di due importanti inchieste che sollevano seri interrogativi sulla trasparenza delle sue strategie di marketing. Il Wall Street Journal ha rivelato che la piattaforma avrebbe fornito a numerosi creator online video palesemente ingannevoli, concepiti per mostrare scommesse e vincite fittizie. Questi contenuti, realizzati su repliche quasi identiche del sito ufficiale, erano accompagnati da materiali istruttivi forniti direttamente dall’azienda. I video sarebbero stati successivamente amplificati da una vera e propria “armata social”, gestita da un’agenzia di marketing esterna.

È emerso inoltre che ai creator sarebbe stato esplicitamente richiesto di non dichiarare la natura retribuita della loro collaborazione, sebbene molti abbiano in seguito aggiunto la dicitura “@polymarket partner” nelle proprie biografie, a seguito dell'attenzione mediatica e giornalistica.

L'inchiesta del Wall Street Journal: video ingannevoli e "armate social"

L’indagine condotta dal Wall Street Journal ha analizzato approfonditamente oltre 1.100 video prodotti da creator online. Molti di questi contenuti replicavano fedelmente lo stile grafico del sito Polymarket, presentando presunti scambi e vincite che, in realtà, non erano mai avvenuti. I materiali didattici forniti agli influencer includevano istruzioni dettagliate su come filmare e presentare questi risultati “vincenti”, rendendo il contenuto volutamente illusorio e fuorviante.

La successiva diffusione di tali video è stata poi sostenuta da una struttura professionale di promozione sui social media, orchestrata da un contractor di marketing.

I pagamenti non dichiarati: le scoperte di Politico

Una precedente inchiesta, pubblicata da Politico il 5 giugno 2026, ha portato alla luce un altro aspetto critico. È stato rivelato che il chief marketing officer di Polymarket, Matthew Modabber, avrebbe trasferito tramite il suo conto PayPal personale almeno 2,5 milioni di dollari a oltre 800 individui, in un periodo compreso tra gennaio 2025 e febbraio 2026. Di questa somma, almeno 350.000 dollari sarebbero stati destinati a noti content creator, tra cui Nick Shirley, Alex LoRusso, Brian Krassenstein e Riley Gaines.

L'inchiesta ha evidenziato che almeno 20 di questi influencer hanno pubblicato circa 490 contenuti sulla piattaforma X (precedentemente Twitter) senza dichiarare in modo chiaro e trasparente la natura retribuita delle loro affiliazioni con Polymarket.

Strategie di marketing a confronto: inganno visivo e pagamenti occulti

Le due inchieste, pur concentrandosi su aspetti diversi, convergono nel delineare un quadro preoccupante. L'indagine del Wall Street Journal si è focalizzata sulla messinscena visiva di vincite fittizie, progettate per generare viralità e attrarre nuovi utenti. Al contrario, il rapporto di Politico ha svelato la struttura finanziaria sottostante alla creazione di questi contenuti e la sistematica mancanza di trasparenza nei pagamenti.

Entrambi i resoconti mettono in luce un modus operandi strategico mirato a promuovere la piattaforma attraverso l'investimento su creator influenti, ma senza l'adeguata e necessaria disclosure pubblica.

Conseguenze normative e impatto sulla fiducia

Negli Stati Uniti, la Federal Trade Commission (FTC) impone agli influencer l'obbligo di segnalare chiaramente qualsiasi “material connection” con marchi o sponsor. Nonostante questa normativa, la maggior parte dei post esaminati nelle indagini non conteneva alcuna indicazione di una partnership pagata. Questa assenza di trasparenza espone Polymarket a possibili sanzioni legali e, soprattutto, rischia di compromettere gravemente la fiducia degli utenti nella piattaforma e nella sua integrità.

La posizione di Polymarket e le future azioni

In risposta alle accuse, Polymarket ha dichiarato di essere “committed to maintaining accurate, fair, and transparent markets” (impegnata a mantenere mercati accurati, equi e trasparenti) e ha annunciato l’intenzione di condurre una revisione interna dei propri contenuti promozionali. Inoltre, in merito all'inchiesta di Politico, un portavoce della società ha descritto la collaborazione con i creator come una normale prassi commerciale, senza tuttavia affrontare nel dettaglio la questione cruciale della mancata disclosure dei pagamenti.

La coincidenza temporale delle due inchieste evidenzia una strategia di marketing a due livelli: da un lato, la creazione intenzionale di contenuti eccezionali e falsi per stimolare l'engagement; dall'altro, il sostegno economico a creator influenti in cambio di un entusiasmo non dichiarato.

In un'epoca in cui la reputazione digitale si fonda tanto sulla percezione quanto sui dati reali, la gestione di queste rivelazioni sarà un fattore decisivo per il futuro e la credibilità della piattaforma.