La storica di Harvard e firma del New Yorker, Jill Lepore, lancia un monito sulla crescente influenza delle aziende della Silicon Valley. Secondo Lepore, queste entità stanno progressivamente assumendo funzioni proprie dello Stato democratico, inaugurando una forma di autoritarismo algoritmico che lei definisce “stato artificiale”. Questa analisi, presentata nel suo nuovo libro “The Rise and Fall of the Artificial State”, sottolinea come la tecnologia, se mal interpretata, possa minare le fondamenta della democrazia.

L'ascesa dello "Stato Artificiale"

Nel suo saggio, Lepore descrive una transizione silenziosa ma profonda: la sostituzione della democrazia rappresentativa con un ordine politico guidato da algoritmi e corporazioni. Questo processo, inizialmente graduale, è divenuto deliberato negli ultimi due decenni. Le corporazioni, anziché essere veicoli di emancipazione tecnologica, si trasformano in simboli e motori di un nuovo potere politico, un “governo artificiale” che minaccia la sovranità popolare.

La fantascienza: da monito a manuale d'azione

Una delle critiche più acute di Lepore si rivolge ai leader del settore tecnologico, come Elon Musk e Sam Altman. Essi, a suo dire, attingono alla fantascienza non per coglierne i messaggi critici e le avvertenze, ma come modelli da imitare.

Questa “lettura sbagliata” delle opere letterarie, che spesso mettono in guardia dai pericoli di un progresso incontrollato, contribuisce attivamente alla distorsione dei principi democratici, trasformando racconti parabolici in manuali operativi.

Il destino del "governo artificiale": un fallimento annunciato

Le riflessioni di Lepore attingono dalla fantascienza classica, da E. M. Forster a Isaac Asimov, per decostruire il mito della “macchina salvifica”. Tali narrazioni, infatti, ritraggono uno “stato artificiale” che inevitabilmente porta all’alienazione dell’essere umano e alla distruzione dell’ambiente naturale. L’intera impresa di un governo gestito da macchine è, secondo questa prospettiva, destinata a un fallimento non solo morale, ma anche ecologico.

La democrazia locale come antidoto

Di fronte a questa minaccia, Lepore individua nei forum locali e nei town meeting democratici uno dei terreni più concreti di resistenza. La mobilitazione dei cittadini, ad esempio contro infrastrutture imposte come i data center, dimostra che la democrazia può riemergere dal basso. La partecipazione attiva e consapevole dei cittadini è vista come l'antidoto più efficace allo strapotere digitale delle grandi aziende.

Storia e tecnologia: un dialogo essenziale

Con un approccio da storica più che da futurista, Lepore recupera esempi dal passato – dal Super Bowl del 1984 al trattato Telecom Act del 1996 – per evidenziare come molte soluzioni tecnologiche siano state il risultato di precise scelte politiche, con effetti duraturi sulla società.

La sua analisi invita a una riflessione storica condivisa tra tecnologi e umanisti, per garantire che il progresso tecnologico non si traduca in una perdita di valori e processi democratici. Il suo lavoro non è un manifesto tecnofobico, ma un richiamo affinché il progresso sia sempre democratico, deliberato e umano.