I torinesi sanno bene che le condizioni dei mezzi pubblici in città non sono delle migliori. Con una sola linea di metropolitana che serve solo una parte minore dei cittadini, gli autobus rimangono una colonna portante degli spostamenti. Per sostenere il progetto di una nuova ZTL, parte del programma ecologico di Chiara Appendino, servono nuovi bus: ben 471, con un investimento superiore ai 100 milioni di euro.

Salta l'appalto di gennaio per i nuovi mezzi

A gennaio 2018 era stato pubblicato un bando per la ricerca di 178 autobus, ma nessuna azienda si è dimostrata così interessata da proporre un'offerta.

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Sono seguite delle negoziazioni private con cinque gruppi tra cui Mercedes e Iveco, ma non hanno dato frutti; preoccupate dalla situazione finanziaria della GTT, ben presto è arrivato il passo indietro di tutte e cinque le aziende. La speranza era riposta in un ultimo fornitore che, dopo aver presentato la documentazione per l'offerta tecnica, non ha presentato quella economica necessaria per l'avvio del progetto.

Il problema risiede nella tipologia di contratto che viene proposta ai fornitori.

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Questi, oltre a vendere i mezzi all'azienda che da tempo ormai cura il trasporto pubblico torinese, dovrebbero infatti occuparsi anche della manutenzione degli stessi. Dal momento in cui decine di autobus giacciono in una vana attesa di riparazioni nei depositi della GTT, questa può sembrare una valida soluzione ad un problema che sta creando inefficienze quotidiane alle linee di trasporti. Il problema è che i fornitori sono scettici circa le sorti del Gruppo Torinese Trasporti; temendo che non sarebbe in grado di onorare il debito nel corso del tempo, non vogliono esporsi al rischio di non vedere mai pagati i contratti.

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Considerando che sul piatto ci sono ben 51,8 milioni di euro per questa prima tranche da 178 bus, è difficile ipotizzare che qualcuno voglia assumersi il rischio di un credito inesigibile dalla portata simile.

La situazione finanziaria di GTT

Da tre anni a questa parte, è innegabile che GTT stia attraversando un periodo di grande difficoltà. Alla fine del 2017, il piano industriale prevedeva 192 milioni di euro di fabbisogno contro i 106 che il Comune era disposto a spendere.

Poi i tavoli di negoziazione, che hanno ridotto il fabbisogno a 131 milioni con un piano graduale di licenziamenti -e relative conseguenze- che terminerà nel 2021. Per allora, il Gruppo avrà licenziato un dipendente su sette, riducendo di 20 milioni il costo del lavoro. Poi ovviamente nuove strisce blu, così da far pagare agli automobilisti il costo delle inefficienze degli autobus e nuove zone a traffico limitato per vendere più biglietti. Nonostante ciò, l'azienda è ancora nel mirino degli analisti e si teme già in vista del nuovo bilancio preventivo 2018.

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Intanto l'ondata di scioperi, di esuberi e di mancati finanziamenti continua ad avere una sola categoria a farne le spese: i torinesi.

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