“Chiedo perdono alla famiglia di Giuseppe Campanella. Abbiamo sbagliato, si è trattato di una omonimia, chiedo scusa ai familiari di Giuseppe Campanella“.Con queste parole il conduttore de “l’Arena“ Massimo Giletti chiude l’ultima trasmissione del 15 maggio 2016 cercando di rimediare alle affermazioni rese nei confronti della famiglia di Giuseppe Campanella, operatore forestale di Pioppo (Monreale). Nella puntata andata in onda il 3 aprile scorso il Giletti aveva ripetutamente affermato che il Campanella Giuseppe era il rappresentante della omonima famiglia mafiosa, famiglia molto importante nel contesto mafioso di Pioppo.

I Campanella hanno presentato querela nei confronti del Giletti e dei vertici della Rai e di Rai Uno per il reato di diffamazione aggravata a mezzo servizio televisivo, per essere stati additati quali mafiosi di fronte ad un pubblico di milioni di ascoltatori. I Campanella hanno dimostrato nella querela, certificati penali alla mano, di essere tutti incensurati e di non essere mai stati coinvolti in indagini per reati di mafia o altro. “Ho ricevuto nuovamente mandato – ha affermato il difensore della famiglia Campanella Avv.

Salvino Caputo – nonostante le scuse del Giletti di proseguire nelle attività processuali. Le scuse del conduttore, oltre che tardive – ha continuato Salvino Caputo – e a non rappresentare alcun esimente dal punto di vista della responsabilità penale dimostrano come il Giletti e i vertici della rete televisiva nazionale hanno pubblicamente formulato accuse gravissime nei confronti di soggetti incensurati senza operare quella rigorosa attività di verifica e controllo che si impone quando si lanciano accuse gravissime attraverso gli organi di informazione.

"Siamo qui per difendere il decoro, l’onore, la reputazione e l’immagine di un'intera famiglia – hanno dichiarato i Campanella - e non arretreremo di un solo passo". "La nostra l volontà rimane la stessa anche dopo le scuse formulate dallo stesso giornalista che ha ammesso pubblicamente le sue colpe, chiedendo formalmente perdono alla famiglia Il danno di immagine ha causato danni irreparabili alla nostra famiglia – hanno aggiunto i familiari di Campanella- e soprattutto ai nostri figli che si sono sentiti mortificati e oltraggiati da un giornalista irresponsabile e privo di professionalità che pur di conquistare consensi televisivi non si è posto alcun problema morale e deontologico contravvenendo ai più elementari dettami in tema di stampa e informazione”.

Non c’è affermazione più grave e infamante – hanno proseguito i Campanella – in Sicilia che essere etichettati come mafiosi. "È la morte civile e sociale. Ti isolano e ti distruggono. I nostri figli e i nostri nipoti a scuola subiscono continue mortificazioni e umiliazioni“.

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