La scorsa settimana il grande ritorno del Commissario Montalbano ha fatto registrare picchi di ascolto addirittura superiori a quelli della prima serata di Sanremo. Chissà se un altro grande romanzo di Camilleri, La stagione della caccia, riuscirà ad ottenere gli stessi risultati? Le premesse ci sono tutte: sette morti sospette avvenute in un piccolo paesino siciliano, Vigata, e il ritorno di Alfonso La Matina, detto Fofò, il protagonista dell'intero romanzo.

La stagione della caccia

L'ambientazione delle vicende è nella Vigata dell'800. Tra i tanti personaggi magistralmente plasmati dalla penna di Camilleri, spiccano Fofò, farmacista, e la sua nemesi, Filippo Peluso, il rampollo di una famiglia nobile locale stravolta da una serie di misteriose morti. La prima morte sospetta è quella del padre del marchese Peluso, che ormai moribondo e vaneggiante sostiene, con un'espressione criptica, che è giunto il suo momento, in quanto sta iniziando la stagione della caccia.

Seguiranno le morti del figlio del marchese, Rico, del fratello, dello zio Totò con consorte, del cugino e anche dello stesso marchese. L'unica sopravvissuta dei Peluso è 'Ntontò, figlia del marchese. Tutte le morti appaiono come accidentali incidenti o dovute a cause naturali. Fofò prende in moglie 'Ntontò e confessa ad un poliziotto, ed amico di caccia, con estremo candore di essere lui la causa di alcune di quelle morti, perché fin da piccolo era innamorato di 'Ntontò.

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A causa della differenza di rango però non avrebbe mai potuto coronare il suo sogno d'amore se non eliminando tutti i familiari, che sicuramente si sarebbero opposti alle nozze.

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Nella consueta nota dello scrittore al termine del romanzo, Camilleri fa un accenno ad un libro inglese nel quale si narrano le gesta di un nobile che, per scavalcare tutti gli eredi e diventare l'unico detentore del titolo nobiliare, elimina fisicamente tutti i membri della famiglia.

Tuttavia precisa che le sue ispirazioni non sono nate da questo romanzo, ma proprio da un fatto realmente accaduto e riportato nell'Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876). Spesso, infatti, Camilleri racconta nelle sue interviste che tutti i suoi romanzi traggono ispirazione in parte da fatti realmente accaduti a lui in prima persona o nella storia del suo paese, quasi sempre scenario delle sue famose ed amatissime opere.

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