Il 26 marzo lo stabilimento Ansaldo Breda si Pistoia ha dato luce al prototipo di un nuovo Frecciarossa, in grado di raggiungere la velocità di 400 chilometri orari. Solo pochi giorni prima, il 21 marzo, ci lasciava Pietro Mennea, "la freccia del Sud", indimenticabile atleta oltre che politico, avvocato ed accademico. Certamente i suoi più grandi meriti sono quelli sportivi: detentore di diversi record (nei 100 metri, nei 200 e nei 400) e vincitore di una gran quantità di medaglie, tra ori, argenti e bronzi, in ogni tipo di competizione, dalle Olimpiadi ai Mondiali agli Europei.

L'indimenticabile corridore, nel giorno stesso della scomparsa, viene scelto dalle Ferrovie dello Stato per regalare il proprio nome ad un treno che, come lui, si distinguerà per velocità ed efficienza, ricoprendo in solo due ore e venti la tratta Roma-Milano.

"Questa nostra scelta è una forma di riconoscenza e di affetto per chi con il suo impegno, la sua serietà, la sua professionalità e le sue qualità ha dato lustro internazionale al nostro Paese" ha spiegato Mauro Moretti, amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato.

Il nuovo Frecciarossa ha avuto un costo non indifferente, certamente proporzionato alla sua efficienza. Tuttavia, la bella notizia lascia l'amaro in bocca. Mentre si ricercano la massima velocità e il massimo confort sulla tratta Roma-Milano (forse seguendo il vecchio adagio per cui da "Roma in giù" sarebbe tutta "terra in più"), i trasporti ferroviari nazionali sono pietosi e degni del far west. I treni che percorrevano lunghe percorrenze (come il 782 o Milano, che percorreva la nostra penisola fino al Reggio Calabria) sono quasi del tutto estinti.

Per percorrere tratte anche relativamente brevi, come Catanzaro-Bari, bisogna prendere ben quattro mezzi tra treni e pullman. Mentre i pendolari e i viaggiatori delle regioni e delle zone evidentemente di serie B vivono disagi e difficoltà, si mira a massimizzare le comodità di chi percorre tratte già molto ben collegate.

Ma lo sfacelo delle Ferrovie Italiane non si fa sentire solo dai viaggiatori. I dipendenti delle FS sono stati raggiunti da una notizia aleatoria e tutt'altro che piacevole: salvo correzioni e ripensamenti, pare che dovranno fare a meno dello stipendio del prossimo giugno, dal momento che la società non sarà in grado di retribuirli. FS spera così, sottraendo lo stipendio ai lavoratori dipendenti, di colmare le sue gravi lacune, lasciando contemporaneamente intonsi gli stipendi dei vertici aziendali che toccano i 600.000 euro annui e spendendo cifre enormi per migliorare solo determinate tratte, come attraverso il nuovo Frecciarossa.