La prima bottega del caffè venne aperta proprio a Venezia, nel 1683, sotto le Procuratorie, in Piazza San Marco favorendo la spinta alle successive aperture. Nel giro di pochi anni le botteghe del caffé si moltiplicarono: molte assomigliavano a taverne, prive di finestre, caratterizzate dai bassi soffitti; altre erano poco illuminate e spesso non avevano arredi, ma vi si serviva la gustosa bevanda e rivestiva un luogo di incontro di letterati, nobili, e giocatori d'azzardo.



Circa un secolo dopo dall'apertura del primo locale, Piazza San Marco contava 24 botteghe del caffé, e questo luogo aveva acquistato così tanta importanza che Carlo Goldoni, (Venezia 1707 - Parigi 1793) nella sua celebre commedia "La bottega del caffé" (1750) fa dire al proprietario di uno di questi locali: "Fo un mestiere reso necessario al decoro della società, alla salute degli uomini, e all'onesto divertimento di chi ha bisogno di respirare".

Venezia e il caffé: da medicamento a bevanda

Il caffé è da considerarsi una bevanda venuta dall'Oriente, sconosciuta in Italia fino al 1585, quando l'ambasciatore veneziano a Istanbul riferì in Senato le abitudini dei Turchi, raccontando che questi erano soliti bere una sorta di acqua nera, molto calda, estratta da un seme chiamaro "Kahavé", e che permetteva di non addormentarsi.

Lo stesso seme, torreffato e macinato, cominciò a essere venduto a Venezia come medicamento nel 1638 a un prezzo molto elevato, fino alla scoperta della gustosa bevenda.

Venezia, la bottega del caffé e il gioco d'azzardo

Le botteghe del caffé erano frequentate da persone di tutte le età e di tutte le classi sociali ma le affinità professionali e culturali avevano spesso un ruolo rilevante nella scelta dell'uno piuttosto che dell'altro caffé. Qui si dedicava al gioco, ma non mancavano gli intrighi amorosi, tanto che nel 1767, la Serenissima, che da tempo si preoccupava di tenere sotto controllo le botteghe, finì con l'interdire l'accesso alle donne. Tutti i nobili che si recavano nelle sale da gioco (bassetta, faraona e lotto) e anche nelle botteghe dei caffé dovevano portare la "bauta" e indossare una maschera bianca per circolare in incognito per le strade di Venezia.



Nel 1720, sotto le Procuratorie Nuove, venne inaugurato uno fra i caffé più eleganti della Venezia dell'epoca, chiamato inizialmente "Alla Venezia trionfante", e destinato successivamente a prendere il nome del suo primo proprietario Floriano Francesconi, divenendo il "Florian".

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Il locale era frequentato dall'alta società veneziana e là amavano recarsi Carlo Goldoni, i fratelli Gasparo e Carlo Gozzi, Antonio Canova e molti scrittori stranieri di passaggio, come Honoré de Balzac.



Oggi come ieri, una sosta ai suoi tavolini all'aperto o in una delle sue sale fa parte delle delizie del soggiorno veneziano, potendosi anche solo accontentarsi di rimirarlo lungo la piazza San Marco, in modo totalmente gratuito. Nel 1775, venne aperto "Il caffé dei Quadri", da Giorgio Quadri, proprio di fronte al "Florian", il quale divenne il primo locale a servire a Venezia un vero caffé turco. Nonostante si fosse sistemato un vecchio locale per renderlo più elegante, "Il caffé dei Quadri" godette a lungo di cattiva reputazione e il proprietario dovette fare più volte i conti con i creditori, ma dal 1830 cominciò ad accogliere l'elegante clientela che ancora lo conserva. Una passeggiata notturna attorno ai suoi tavoli è gratis ma capace di regalare l'atmosfera della bottega del caffé di una volta.

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