C'è vita su Marte? Una domanda che ci portiamo avanti da decenni. Da quando l'uomo ha iniziato la corsa allo spazio negli anni '50, più per una competizione a colpi di tecnologie tra le due ideologie contrapposte - comunismo vs capitalismo - che per una reale utilità per l'essere umano. Fino a qualche anno fa venivano spediti esseri umani e magari qualche animale, mentre oggi ormai la caccia allo spazio e ai pianeti la si fa a colpi di satelliti e robottini. Una domanda che ha stimolato il mondo della musica e del cinema. David Bowie, a quella domanda ha cercato di rispondere con uno dei suoi più bei dischi; contenente tra l'altro, oltre a Life on Mars?
, anche Space Oddity, Starman ed Heroes. Il nostro Gianluca Grignani invece nel suo secondo album, La fabbrica di plastica, parlava di un prossimo Primo viaggio su Marte per la morte della Terra. Mentre Arnold Schwarzenegger andava sul Pianeta rosso mediante un programma futuristico, col quale però poi rischiava la vita, nel film cult imbottito di effetti speciali: Atto di forza.
Intanto le suggestioni restano e a sollecitare il dibattito ci pensa una foto del 14 agosto scorso, scattata dalla sonda MastCam. Qualcuno dice che potrebbe essere un femore, presumibilmente di un animale, ma in realtà la Nasa non sembra molto colpita. L'oggetto che potrebbe somigliare a un osso animale si trova in mezzo ad alcuni pezzi di roccia.
E lo stesso "femore" in realtà per gli esperti sarebbe un altro sasso, eroso "a dovere" da agenti dell'atmosfera marziana. Non è la prima volta che si ipotizza di aver trovato tracce di vita. In passato si è visto - o forse è meglio dire si è creduto di vedere - di tutto: da un dito a un'iguana. Ma si tratta - afferma la più importante Agenzia spaziale - di rocce corrose che assumono sembianze strane.
Nell'attesa di capire se quell'oggetto misterioso sia davvero un osso o meno, da luglio è iniziato un progetto per cercare di capire quale sia il grado di sopravvivenza su Marte. Portandovi batteri da esporre a condizioni di vita estremi. Vi partecipa anche l'Italia, mediante il Laboratorio di Astrobiologia dell'Università di Tor Vergata.