In Sicilia Crocetta riprende a cantare il suo tormentone. Nuovamente azzerata la giunta di governo e ritirate le deleghe agli assessori regionali. E siamo a quattro. Il rimpasto tanto caro al governatore dell’Isola risulta però straziante per le orecchie dei suoi  abitanti. La caduta di tono del Presidente è davvero considerevole. Ma come si può continuare a giocare sulla pelle dei siciliani? Da quando si è insediato a Palazzo d’Orleans, Crocetta non ha saputo fare altro che proclami, partendo da una convinzione assoluta e perniciosa: in Sicilia non va bene niente, occorre distruggere ogni cosa e ricostruire tutto secondo i nostri criteri. In pratica tutto quello che c’era prima di lui andava cancellato perché marcio e frutto del malaffare.

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Così il paladino dell’Antimafia ha calcato le scene dei teatri nazionali, accomodandosi nelle varie poltrone dei salotti televisivi, gridando anatemi contro chi ha permesso alla Sicilia di ridursi in questa situazione e lanciando la sua “rivoluzione”.

E forse qualcuno all’inizio gli ha anche dato credito. Forse qualcuno, scottato dalla pessima gestione politica precedente di Lombardo e ancora prima da quella di Cuffaro, addirittura finito in carcere con la condanna di concorso esterno in associazione mafiosa, aveva intravisto nell’ex sindaco di Gela un liberatore, capace di risollevare le sorti di una terra ferita e maltrattata. Crocetta, il condottiero capace di ridare lustro e dignità ad una regione calpestata e derisa e a tutti i siciliani onesti.

Purtroppo non è stato così, e quei pochi che avevano sperato di voltare pagina subito hanno avuto l’amara conferma che al peggio non c’è fine.

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L'esperienza del Governo Crocetta

Questi governi che si sono alternati, guidati da Crocetta, hanno solo distrutto a priori quello che hanno trovato lungo il loro cammino.

Quando si dà inizio alla distruzione, come una rivoluzione violenta e veloce presuppone, non si salva niente. E così ha operato Crocetta, invece di valutare e salvare ciò che andava bene e di scinderlo dal marciume delle cose negative, ha preferito fare tabula rasa, lasciandosi dietro solo un cumulo di macerie. I risultati sono stati catastrofici: Regione paralizzata ad ogni livello amministrativo, funzionari trattati male e in rotta continua col Presidente, leggi non rispettate e calpestate, istanze d’aiuto presentate da più parti sociali assolutamente inascoltate, assoluta incapacità di affrontare le continue emergenze che questa terra vive ormai all’ordine del giorno, perdita di credibilità a livello nazionale ed internazionale, scandalo intercettazioni, totale assenza di progettualità, perdita di cospicui finanziamenti europei, aggravamento del buco in bilancio.

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E la lista potrebbe continuare.

Di fronte a questo fallimento generale, Crocetta avrebbe già da tempo dovuto trarre le logiche conclusioni e rassegnare le dimissioni. Invece si ostina ad azzerare la giunta, come se fosse tutta colpa dei partiti e degli uomini che lo collaborano. Che sicuramente non sono esenti da responsabilità per aver portato la Sicilia a un passo dal baratro, ma il Governatore non può continuare come se lui non c’è stato, come se niente fosse accaduto. E’ lui il Presidente, è lui l’allenatore, e nel calcio l’allenatore è il primo a pagare se la squadra non vince.

Adesso Crocetta ha dato 48 ore di tempo ai partiti per mettersi d'accordo o formerà un Governo del Presidente. Lui è andato a Tunisi per motivi istituzionali, come ha tenuto a precisare. Ha anche aggiunto, per non far parlare nessuno, che in caso di urgenza comunque farebbe prima ad arrivare a Palermo da Tunisi che da Gela.

Appunto Signor Governatore, appunto. Già solo per quello che ha detto, che corrisponde tra l’altro a verità, dovrebbe dimettersi e ridare speranza a tutti i siciliani. #Politica Palermo