Lo Stato Islamico ha conquistato la città siriana di Palmira. Le forze dell’esercito siriano si sono ritirate e, da martedì mattin,a la zona è sotto il controllo dell’organizzazione terrorista Isis. Il valore storico e culturale delle rovine di Palmira è stato riconosciuto dall’Unesco nel 1980, Palmira è Patrimonio Culturale dell’Umanità, ma la ricchezza del suo territorio va oltre: sotto le rovine archeologiche vi sono giacimenti di gas e di petrolio e la zona è un’arteria geografica importante per il passaggio tra la Siria e l’Iraq.

Contro la cultura

Lo Stato Islamico applica una strategia semplice: colpire questi luoghi di rilevanza culturale. Assaltando e distruggendo il patrimonio storico vogliono provocare l’indignazione della comunità internazionale. Hanno già saccheggiato il museo iracheno di Mosul e hanno distrutto le città antiche di Hatra e Ninive, entrambi Patrimonio Culturale dell’Umanità dell’Unesco.

Antica città commerciale 

Palmira ha 2mila anni di storia. Era uno Stato del Medio Oriente diviso dall’Impero romano e il suo dinamismo culturale era stato sviluppato attorno a una rete commerciale; faceva infatti parte della Via della Seta che attraversava il deserto fino ad arrivare in Siria. Nel II Secolo era considerata come Venezia nell'800 o come Londra oggi. Fino a quattro anni fa, quando è cominciata la guerra civile in Siria, la città era visitata da milioni di turisti provenienti da tutto il mondo.

Allarme dell’Unesco

Le autorità siriane sono riuscite a spostare nelle ultime ore alcune sculture e quadri, ma gran parte del materiale era intrasportabile. Da mesi il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, ha lanciato l’allarme: “Sono molto preoccupata per la situazione a Palmira. I combattenti dello Stato Islamico minacciano uno dei luoghi più significativi del Medio Oriente e la popolazione civile che vive lì”. Si tratta di 50mila persone che sono in pericolo di vita.

L’energia della Siria

La città di Palmira comunica con Damasco, la capitale siriana, e con la città orientale di Deir. Oltre al deserto che le circonda c’è poi vicina la città irachena di Al Anbar: un territorio ricco di petrolio e gas, con il quale il governo siriano forniva di elettricità la parte occidentale del Paese, ancora sotto il suo controllo.

Mercato dell’arte

L’attacco dello Stato Islamico a queste strutture e ai tempi culturali nasce dall’odio verso le culture non islamiche e pre-islamiche. Ha un effetto simbolico, ma anche materiale: con la caduta del prezzo del petrolio, il traffico di opere d’arte e pezzi di antiquariato è diventato una delle principali fonti di finanziamento dell’organizzazione terroristica. Secondo un’inchiesta della Bbc, l mercati della vendita clandestina sono l’Europa e gli Stati Uniti.

Guerra contro l’Umanità

Per l’Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari #Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, la “distruzione del Patrimonio culturale dell’Umanità da parte dello Stato Islamico sarà denunciata come crimine di guerra nella Corte Penale Internazionale”. Con la conquista di Palmira lo Stato Islamico ha vinto una battaglia strategica, ma il conflitto prende una piega internazionale. Ora è una guerra contro il resto del mondo. #Islam