Il cambiamento climatico, provocato dall’aumento dei gas serra immessi dall’uomo nell’atmosfera, determina un fenomeno all’apparenza opposto al riscaldamento globale, cioè la progressiva crescita della rigidità degli inverni in Europa e in Nord America. È quanto riferisce la rivista Scientific American nello speciale di dicembre.

Infatti, è dal 2009 che in Europa e in America assistiamo al succedersi di inverni sempre più rigidi, accompagnati da copiose nevicate, malgrado l’ultimo decennio sia stato caratterizzato da stagioni estive eccezionalmente calde a livello mondiale e la temperatura media sia attualmente superiore di 0,8 gradi rispetto a cento anni fa.

Secondo due esperti del clima della University of California, Jiping Liu e Radley Horton, una fra le ragioni di tale evento risiede nella riduzione dei ghiacci dell’Artico. L’area del ghiaccio artico, difatti, si va restringendo da circa due decenni e quest’estate ha raggiunto la sua estensione minima, ricoprendo soltanto un quarto di superficie dell’Oceano Artico. E anche se durante la stagione invernale una parte notevole di strato ghiacciato si riforma, ormai non è più possibile compensare quanto si dissolve col calore estivo.

Si innesca così un circolo vizioso: la crosta ghiacciata e bianca, dunque in grado di riflettere la luce solare, si riduce e il contemporaneo estendersi delle acque scure porta gli oceani ad assorbire più calore.

E quindi altri ghiacci si sciolgono, e altro carbonio, quello imprigionato nel permafrost (il terreno perennemente ghiacciato), anche questo in scioglimento, entra nell’atmosfera. Nella zona sale così la pressione atmosferica, indebolendo nel contempo il “vortice polare”, che è la corrente circolare la quale fino a pochi anni fa tratteneva sull’Artico l’aria più fredda. In questa situazione, con il vortice polare schiacciato dalla pressione, l’aria gelida ha maggiori probabilità di riversarsi sull’America del Nord e di giungere anche sull’Europa. Tale condizione è irreversibile. Ci attendono in futuro, purtroppo, inverni sempre più freddi.