Secondo il rapporto dell’Enea lo sviluppo economico deve puntare su alcuni settori strategici per rinverdire l’economia nazionale. La crescita industriale può conciliarsi con la tutela ambientale, lo sviluppo della società dei consumi deve armonizzarsi con un utilizzo più lungimirante delle risorse naturali.

Il primo settore strategico riguarda l’innovazione ambientale che contempla tutti gli interventi per migliorare le prestazioni ambientali di beni e servizi in funzione del loro ciclo di vita dalla raccolta delle materie prime alla produzione al loro riciclo.

Le rilevazioni dell’eco-innovation hanno posto l’Italia al sedicesimo posto nell’Unione Europea a al ventisette, in quanto importiamo la gran parte delle tecnologie verdi. La forza lavoro impiegata nel settore è pari al 2% di quella complessiva con immaginabili margini di sviluppo. 

L’altro settore è quello relativo all’efficienza energetica dove l’Italia potrebbe diminuire del 33% i suoi consumi energetici negli edifici pubblici con la riqualificazione di uffici, scuole, edifici di edilizia popolare con un risparmio equivalente di un milione di tonnellate di petrolio sino al 2020. Il settore per avere un deciso impulso avrebbe bisogno di più certezze nel sistema degli incentivi e delle detrazioni fiscali 

C'è poi il settore delle rinnovabili, che avrebbe bisogno di meno burocrazia e più certezze.

La lentezza della burocrazia nella fase dell’approvazione dei progetti diventa un freno allo sviluppo del settore.

Gli altri settori strategici individuati dal rapporto sono quello del ciclo della gestione dei rifiuti, dal quale permangono ampi spazi di miglioramento, l’industria del piccolo riciclo potrebbe garantire benefici economici in termini di chiusura di discariche, di costi di smaltimento e del  recupero dei materiali da riutilizzare nei processi produttivi; quello della mobilità sostenibile che vede l’Italia detenere in Europa il più alto numero di auto private causa di inquinamento acustico ed atmosferico.