Era già storica la sentenza del 13 febbraio del 2012, quando i due ex manager della multinazionale franco- svizzera Eternit furono condannati in primo grado per disastro ambientale doloso e rimozione di cautele, dal tribunale di Torino in merito al processo sull'amianto, riconosciuto come materiale nocivo per la salute. Un delitto perpetuato ai danni degli operai degli stabilimenti di Casale Monferrato e Cavagnolo in provincia di Torino, della popolazione del territorio limitrofo, e delle tre province e quattro regioni coinvolte in cui si contano tremila vittime che suona come da sentenza "di elevatissima intensità".
Condannato in primo grado a sedici anni l'imprenditore elvetico, un tempo responsabile dell'azienda incriminata, Stephan Schmidheiny, non ha trovato accoglienza nella sentenza emessa oggi dalla Corte di Appello di Torino che gli aumenta la pena detentiva fino a 18 anni scontandogli solo due anni dai venti richiesti dall'accusa, per il reato di disastro ambientale doloso, con la caduta in prescrizione per l'omissione volontaria delle cautele antinfortunistiche. Con questa sentenza d'appello la condanna si estende ai siti produttivi di Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia).
Ad ascoltare la pesante sentenza letta dalla voce del pm Raffaele Guariniello, solo lui, dopo la scomparsa del barone belga de Cartier, morto il 21 maggio scorso, ad oggi imputato sottratto alla procedura.
Sconta una pena che lo accusa di aver provocato la morte e le patologie connesse all'esposizione da amianto, agli operai e alle persone ammalate di mesotelioma, una forma di cancro, a cui oggi il tribunale di Torino ribadisce un risarcimento dei danni pari a 90 milioni di euro, destinata ai parenti delle vittime e alle parti civili. Dei novantamila euro, aumentano dalla sentenza di primo grado da venticinque a 30,9 milioni destinati al Comune di Casale Monferrato, e 20 milioni alla Regione Piemonte con i restanti centosettanta mila spartiti tra sindacati e associazioni ambientaliste.
Così commenta Bruno Pesce, coordinatore dell'Associazione famigliari e vittime amianto, dopo la sentenza di appello del processo Eternit - "Ora lo Stato non deve abbandonare le vittime e fare il possibile per l'attuazione della sentenza".
Una sentenza italiana esemplare, che ha l'obbligo di essere rispettata, e che sappia dare il buon esempio per il futuro.