La perdita da una conduttura che collega due serbatoi per ilcontenimento delle acque contaminate dalle radiazioni dopo lotsunami di 3 anni fa e che causò gravi danni ai reattori 1,2 e 3della centrale nucleare di Fukushima hanno alzato il livellodi allarme delle autorità giapponesi.
I rilevamenti delle radiazionisono stati effettuati dall'agenzia per l'energia elettrica Tepcola quale afferma che i valori registrati in questi giorni si sonoattestati intorno ai 1800 millisievert all'ora (mSv, che èl'unità di misura delle radiazioni assorbite dall'organismo) quando,appena il 22 agosto scorso, erano su un valore di 100, mentre ivalori massimi accettati per i lavoratori delle centrali è di 50.
laTepco ha comunque aggiunto che le rilevazioni di aprile erano stateeffettuate con strumentazioni tarate per non superare il livello di100 mSv e che in quest'ultima rilevazione si sono avvalsi diapparecchiature molto più sofisticate.
Già ad agosto comunquel'agenzia per l'energia elettrica giapponese aveva messo in evidenzaun altro problema relativo allo sversamento nel Pacifico diacque contaminate che avevano superato l'altezza delle paratiecostruite per il contenimento delle stesse.
Queste acque vengonocontaminate in seguito al raffreddamento dei noccioli dei reattori estoccate in circa 1000 enormi serbatoi costruiti all'uopo nei pressidella centrale, ma evidentemente le misure prese dopo l'incidentepresentano ancora delle gravi falle che mettono a rischio una grandeparte della popolazione del Sol Levante nonché la fauna e la florasottomarina e i terreni circostanti (in occasione della catastrofefurono evacuate 160.000 persone).
Dai dati rilevati da uno studio accurato sulle correnti delPacifico che con la corrente Kuroshiosi spostano da est verso ovest, nel 2014 le tracce di cesio 137giungeranno fino alle coste americane. Lo ha affermato con unapubblicazione sulla rivista specializzata Deep Sea Research PartI: Oceanographic Research Papers, un team di ricercatoriaustraliani che si occupano dello studio delle correnti negli oceani.