L’Isis, stando a quanto afferma il quotidiano britannico, avrebbe sperimentato armi chimiche testandole sui prigionieri, utilizzandoli come cavie umane. Se la notizia trovasse conferma sarebbe l’ennesima minaccia del Califfo Al Baghdadi nei confronti dell’Occidente.

Secondo il Times la scoperta delle presunte prove sarebbe avvenuta presso l’Università di Mosul, l’attuale capitale jihadista in territorio iracheno, dove i militari impegnati in una durissima battaglia quartiere per quartiere hanno rinvenuto tracce di sostanze come pesticidi, nicotina e tallio.

Sempre secondo quanto riporta il Times tali sostanze sarebbero state somministrate ai prigionieri attraverso l’Acqua e il cibo per testarne gli effetti letali in vista di un utilizzo contro il mondo occidentale.

Le vittime sarebbero morte tra atroci agonie anche diversi giorni l’assunzione del cibo contaminato.

C’erano già dei sospetti riguardo le armi chimiche

In realtà i sospetti erano già nati quando lo scorso gennaio i militari iracheni presero possesso dell’ateneo di Mosul e scoprirono che nelle aule precedentemente occupate dall’Isis erano presenti tracce di sostanze chimiche, ma pare che adesso siano affiorati nuovi documenti dove si parla di “arma letale ideale”, documenti al vaglio dei servizi di sicurezza americani e britannici che tendenzialmente confermerebbero quanto asserito dal Times, tuttavia per il momento si parla ancora di sospetti e non è emerso nulla di ufficiale anche se recentemente la CNN ha rivelato la notizia che il sedicente Stato islamico stia tentando di riunire a Raqqa, la capitale siriana dello Stato islamico, i migliori esperti chimici, non è ancora chiaro se per scopi difensivi, temendo un imminente attacco della coalizione guidata dagli Stati Uniti o con lo scopo di creare una vera e propria cellula che possa colpire altrove

La guerra dell’informazione

Questa guerra globale al terrorismo è combattuta anche sul campo dell’informazione e la storia recente, come nel caso delle armi chimiche di Saddam Hussein, ci ha insegnato che non sempre quello che viene riportato, prima a livello militare, poi a livello politico ed infine a livello mediatico corrisponde esattamente a verità.

Pur riconoscendo la potenziale e micidiale minaccia che l’immissione di sostanze chimiche letali possano inquinare i nostri cibi e i nostri acquedotti ricordiamoci che il panico non gioca mai a nostro favore

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