Il "Grande Albergo delle Fate", a Villaggio Mancuso (CZ), per oltre mezzo secolo è stato il simbolo della Sila, regalando prestigio e notorietà a Taverna, paese che ha dato i natali all'illustre pittore Mattia Preti, oltre che al capoluogo e a tutta la regione Calabria. Un tempo era immerso nella natura più incontaminata, tra altissimi pini e abeti. Un contesto fiabesco, un capolavoro della natura che evocava, passeggiando tra i boschi, fate, gnomi e incantesimi. Ricco di paesaggi suggestivi, come a volte si possono vedere nei film di avventura ambientati, tanto per fare un esempio, in Canada.

Ora è abbandonato, cade a pezzi dopo anni di degrado, come le magnifiche villette che erano inserite armoniosamente intorno all'albergo, quasi tutte demolite per far posto a degli orribili casermoni in cemento, disboscando estese aree di verde e distruggendo fino all'ultima traccia di quell'antico splendore. Fino a oggi, a parte qualche irriducibile nostalgico, nessuno ha fatto nulla per fermare lo scempio.

Probabilmente farà la fine di tutto il resto, sarà eliminato. Taglieranno altri abeti, spariranno i cespugli di rose e al suo posto sorgerà un altro edificio in cemento, che nulla può avere a che fare con un luogo così magico. L'ennesimo stupro della natura sta per essere compiuto.

Le isituzioni dovrebbero preservare, custodire, proteggere dall'incuria e dal degrado un edificio che rappresenta una fetta di storia della sila catanzarese.

Si potrebbe intervenire, in qualche modo, per ridare il prestigio e la fama che merita il "Grande Albergo delle Fate", sottratta ingiustamente molti anni fa. I beni culturali, come avviene in molte grandi città o località famose per la storia che le contraddistingue, andrebbero tutelati. Non distrutti e dimenticati come fossero ruderi senza memoria.

Si potrebbe fare molto, rivalutarlo prima che cada in pezzi, trasformarlo in museo. In questo modo molti potrebbero ammirare un capolavoro di semplicità e tradizione, interamente tappezzato all'interno da pregiati arazzi dell'artigianato Silano, interamente costruito in legno. Un esempio da tramadare alle generazioni future, di perfetta sintonia con la natura che lo circonda.

A Villaggio Mancuso un tempo tutto era così armoniosamente inserito nel contesto, come la "Rotonda", il bar situato nella piazzetta principale che fu costruito nel 1930 circa, in parte modificata nella sua forma originale. L'unico altro edificio ancora in piedi, anche se malandato. Come il grande albergo, rischia di sparire. Sono gli ultimi residui di un luogo fiabesco, meraviglioso, il simbolo di un'epoca che sparirà senza lasciare traccia, se qualcuno non interviene.