Un'allarmante segnalazione riguardante un accumulo di rifiuti industriali, è stata inviata nei giorni scorsi dalla Camera del Lavoro di Brescia agli uffici dell'Arpa. Nella lettera viene specificato che in un'area di Leno, nella provincia della città lombarda, sono stati smaltiti rifiuti al pcb ed il terreno interessato si trova in prossimità di coltivazioni agricole, con prodotti destinati alla filiera alimentare.

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Lo spazio, dove sarebbero stati rinvenuti cumuli di polveri e frammenti di rottami misti a terriccio, è di proprietà della Ferrorottami srl, un'azienda specializzata nel commercio di materiali ferrosi.

Il racconto degli ex dipendenti

L'azienda avrebbe accumulato nel tempo un debito di circa 100 mila euro lordi verso i suoi dipendenti. Per questo motivo quattro degli ex lavoratori hanno deciso di rivolgersi alla Cgil per avviare una vertenza sindacale.

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Nel frattempo uno di questi uomini, ormai stanco della precaria situazione economica decide di togliersi la vita, motivando però gli ex colleghi a dire tutta la verità sui vari traffici illeciti dell'azienda. Sarebbero emerse dai racconti fatture false, lavoro nero, evasione fiscale e danno ambientale. Infatti è stato raccontato ai funzionari della Cgil, che per far uscire il materiale nocivo dalla ditta a volte veniva mischiato con dei carichi che poi venivano venduti alle acciaierie, ed altre volte invece veniva accumulato nell'area incriminata.

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Ambiente

Il sindacato ha voluto vederci chiaro ed ha fatto effettuare delle analisi sul terreno, dalle quali è risultato che i cumuli di rifiuti rinvenuti contengono pcb, 3100 microgrammi al chilogrammo, praticamente più di 50 volte superiore al limite consentito dalla legge.

Il territorio Bresciano

Questa brutta notizia non ha per niente interessato i media ed i giornali nazionali, in quanto l'informazione è stata divulgata solamente attraverso il sito della stessa Cgil e da un paio di quotidiani locali.

Non è la prima volta che vengono trovate sostanze tossiche nel territorio bresciano, tanto da essere soprannominato "La terra dei fuochi del nord". Già nel 2014, in un rapporto effettuato dall'Istituto Superiore di Sanità e dall'Associazione italiana registri tumori, è emerso che a Brescia ci si ammala più che nel resto d'Italia. Ma a quanto pare questo non è servito per aumentare i controlli e bonificare le diverse zone interessate.

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