Il rapporto di Legambiente parla chiaro. Le nostre coste, che dovrebbero essere salvaguardate, soffrono per la cementificazione selvaggia, l’erosione, la cattiva depurazione. Il Mare Nostrum, uno dei più belli del mondo, è a rischio non solo per i cambiamenti climatici, ma per una pessima gestione per quanto riguarda la tutela e la valorizzazione dei paesaggi. Il 51% delle coste ha subito una trasformazione per la costruzione di case, alberghi, ville in prossimità del mare che hanno contribuito al fenomeno dell’erosione ed al rischio idrogeologico in cui versa gran parte del Bel Paese.

E questi non sono certi gli unici “elementi di disturbo” del nostro mare. I veleni sono anche quelli della plastica, che ha colonizzato i fondali marini trasformandoli in atolli artificiali, pericolosi per la sopravvivenza delle specie di pesci o degli stessi banchi di corallo che a volte presentano aspetti morfologici alterati. Rifiuti lasciati sull’arenile e non solo, stanno decretando l’allargamento di un inquinamento che non viene monitorato né affrontato con opportuni provvedimenti, tant’è che, se consideriamo anche gli scarichi fognari non a norma, la situazione diventa esplosiva.

Politiche miopi per affrontare i cambiamenti climatici

Erosione delle coste, cambiamenti climatici, stanno favorendo l’innalzamento dei mari con arenili che si riducono; questo perché si restringono sempre di più gli alvei dei fiumi che hanno difficoltà a trovare un passaggio verso il mare.

In molti casi si sono adottate misure costruendo scogliere artificiali lungo le coste, le quali, non permettendo il ricambio idrico e la sedimentazione delle sabbie, provocano l’abbassamento dei fondali. Il Mare non gode della giusta attenzione e seppur l’Italia sia un Paese a forte vocazione turistica, si rischia di compromettere il futuro se non si affronta il problema con sensibilità ed oculatezza.

Sfogliando ancora il Rapporto di Legambiente apprendiamo che su 6.477 km di costa circa, da Nord a Sud, 3291chilometri sono stati trasformati in maniera irreversibile. Entrando nel dettaglio, 719,4 km sono stati adibiti a industrie, porti ed infrastrutture per non parlare di abitazioni o villette, costruite in prossimità dei mari e che lì continuano a rimanere.

Legge galasso non applicata

Un fenomeno questo molto conosciuto al Sud che riguarda regioni come la Sicilia, seguita a ruota da Calabria e Puglia. Eppure sarebbe bastato seguire le direttive della legge Galasso del 1988 per tutelare le aree entro 300 metri dalle coste. Secondo i dati Istat del 2001-2011 c’è stata la costruzione di ben 600 edifici in Calabria che a quanto pare non turbano i sogni di chi dovrebbe controllare ed agire. A fare la differenza dovrebbero essere le aree marine protette che, in genere, sono posti che coniugano sostenibilità ambientale e valorizzazione della Natura. Ma che dire di un villaggio in costruzione a Punta Scifo a Crotone, che sta sorgendo proprio sull’arenile dell’area marina protetta?

In questo luogo di una bellezza selvaggia sta nascendo un complesso turistico alberghiero composto da settantanove bungalow che prevedono una piattaforma di cemento e servizi inerenti ai bisogni dei villeggianti. Mare negato agli indigeni, fruibile per chi porta soldi.