Nei nostri mari ci sono ben 135 #piattaforme e 729 pozzi per l’estrazione di gas o petrolio. E ci sono 38 piattaforme e 121 pozzi esauriti o quasi. L’ipotesi è che i concessionari stiano tardando la loro chiusura per tardare, di conseguenza, gli obblighi e gli oneri di smantellamento. Si tratta di dati e considerazioni che fanno parte del dossier “#dismettiamole”, presentato da Legambiente lo scorso 8 agosto a Marina di Ravenna, in occasione della tappa di Goletta Verde sulla costa italiana.

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Alla presentazione del corposo dossier, e di conseguenza al lancio della campagna #Dismettiamole, erano presenti il responsabile scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti e la presidente nazionale Rossella Muroni.

Alla ricerca di un nuovo modello energetico

L’obiettivo dell’iniziativa #Dismettiamole non è solo quello di affermare un nuovo modello energetico, in quanto secondo Legambiente i vecchi impianti mettono in pericolo il mare, il suo ecosistema e le attività economiche ad esso collegate, ma soprattutto quello di spingere il Governo centrale a mettere in campo una strategia che si ponga l’obiettivo di dismettere le #piattaforme.

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Già nel maggio scorso Wwf, Legambiente e Greenpeace hanno inviato una missiva di diffida al ministero dello Sviluppo economico sul tema dello smantellamento e in particolare sulla revisione dei titoli abilitativi concessi alle aziende che gestiscono piattaforme entro la fascia delle 12 miglia dalla costa in quanto non sarebbero più compatibili con le normative che regolano il settore.

Ecco i numeri del dossier #Dismettiamole

Nel dettaglio, Legambiente ha censito in totale 69 concessioni a numerose compagnie petrolifere che gestiscono 135 piattaforme a mare e 729 pozzi.

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Ambiente

Di queste, ben 38 piattaforme e 129 pozzi hanno terminato o stanno per terminare la loro attività produttiva. Le #piattaforme sono localizzate soprattutto nel mar Adriatico, nel mar Ionio e nel canale di Sicilia. Un esempio su tutti contenuto nel dossier #Dismettiamole. Tra Civitanova Marche e Porto San Giorgio nelle Marche si trova uno stabilimento di proprietà dell’“Edison” e della “Gas Plus Italiana”, che con le sue 3 piattaforme e 6 pozzi ha estratto nel 2015 circa 98mila tonnellate di greggio.

Questa concessione scadrà nel 2019, ha una estensione di 201 kmq, produce anche gas, ha 4 pozzi non produttivi al suo interno e ricade entro le 12 miglia nautiche dalla costa. Il rischio di nuove trivellazioni poi, sarebbe dietro l’angolo. Il Governo sta valutando 4 richieste di concessione di coltivazione: 3 nel mar Adriatico e 1 nel canale di Sicilia. 22, invece, i permessi di ricerca rilasciati nei mari italiani, di cui 8 in alto Adriatico, 6 lungo le coste marchigiane ed abruzzesi, 5 nelle acque siciliane, 2 nel basso Adriatico.

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'Nel mondo il cambiamento è già cominciato'

“Il cambiamento è già cominciato in altre zone del mondo: – ha detto Zampetti – in Francia e in Croazia si sta dando il via ad una moratoria. L’Italia resta l’unica ad avere un così alto numero di attività vicine alla propria costa a vantaggio esclusivamente delle compagnie petrolifere. Si tratta di impianti non strategici né dal punto di vista energetico, né economico”.

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Per la presidente Muroni, infine, “i settori delle rinnovabili e dell’efficienza sono in forte crescita e con norme e politiche adeguate potrebbero generare almeno 600mila posti di lavoro, circa 10 volte di più di quanto riesce a fare il settore petrolifero oggi. Questi numeri che non possono lasciare indifferenti: lo smantellamento delle #piattaforme potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era, anche dal punto di vista occupazionale”.

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