La terra dei fuochi non si è spenta. Dai dati forniti dai Vigili del Fuoco della provincia di Caserta, i roghi di rifiuti, dopo il continuo decremento dal 2012 al 2015, hanno ripreso a salire: i valori dei primi 8 mesi del 2016 hanno già superato quelli del 2015. L’incendio dei capannoni dell’Eco Transider di Gricignano d’Aversa, lo scorso 5 ottobre, sono un ulteriore campanello d’allarme per una situazione che rimane esplosiva nonostante sia venuto meno l’effetto mediatico delle manifestazioni di piazza del 2013 a Caivano, guidate da don Maurizio Patriciello.

L’Eco Transider nella zona è meglio conosciuta come la “fabbrica della puzza”. L’azienda, infatti, lavorando l’umido appesta l’intero circondario, in particolare i comuni di Gricignano, Teverola e Carinaro.

Il Comitato no puzza

Per protesta, un presidio di cittadini di questi paesi, autodefinitosi “Comitato no puzza”, dal 19 settembre avevano bloccato la lavorazione dell’Eco Transider, impedendo ai camion che trasportavano la spazzatura di varcare i cancelli della fabbrica. Nel frattempo, la Regione Campania, in attesa di fare chiarezza sulla vicenda, aveva inibito per 30 giorni l’attività dell’azienda.

Questa decisione aveva tranquillizzato il comitato, facendogli però abbassare la guardia. Ma neanche a farlo apposta, proprio allora è scoppiato l’incendio che ha scatenato la rabbia dei cittadini, convinti che non si tratta di pura casualità.

Comunque, il compito di indagare sulla natura dell’incendio e sull’eventuale dolo, spetterà alla magistratura. Però, quelli che maggiormente destano preoccupazione sono i materiali ritrovati dai Vigili del Fuoco tra i rifiuti bruciati. L’Eco Transider è autorizzata solo alla lavorazione e allo stoccaggio dell’umido, quindi sarebbe molto grave se l’Arpac (Agenzia Regionale Protezione Ambientale della Campania) dovesse scoprire la presenza di rifiuti tossici, rifiuti speciali o scarti di lavorazioni non previsti dalle norme.

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Ambiente

Un esercito con le armi spuntate

La terra dei fuochi comprende un territorio di quasi 1100 chilometri quadrati, con 57 comuni e 2 milioni e mezzo di abitanti. Un’area immensa, impossibile da controllare con le forze attualmente a disposizione, in massima partevolontari delle associazioni ambientaliste e la task force del 21° Guastatori dell’Esercito. Tra l’altro, i militari nonavendo poteri di polizia giudiziaria devono limitarsi a pattugliare. Non possono effettuare arresti né inseguire le persone scoperte a sversare illecitamente.

Devono limitarsi ad avvertire le forze dell’ordine. Nell’attesa possono solo guardare l’individuo che si allontana indisturbato. Cos’altro potrebbero fare?Magari chiedereal vandalo di fermarsi con loro e aspettare l’arrivo degli “addetti all’arresto”?

“Anche se è brutto a dirsi combattiamo una battaglia persa – dice Alessandro Gatto, responsabile regionale delle Guardie ambientali del Wwf Campania – tuttavia non possiamo tirarci indietro e gettare la spugna. Cerchiamo di coinvolgere nella nostra azione un numero sempre crescente di volontari, però non è facile”.

Ma quali sostanze bruciano nei roghi tossici? Non semplici cumuli di spazzatura. Sarebbe soltanto un problema di puzza. Sono rifiuti speciali derivanti dagli scarti di lavorazione prodotti da una miriade di piccole aziende artigianali che lavorano in nero e, non pagando tasse, non hanno le carte in regola per smaltire secondo le norme di legge.

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