Diciotto elefanti sono stati trovati morti nell’ecosistema di Amboseli, nel sud del Kenya, a seguito di un sospetto avvelenamento da cianuro. L’episodio, emerso il 21 agosto 2026, ha portato all’arresto di due agricoltori nell’ambito dell’inchiesta avviata dalle autorità locali. Il ritrovamento di nuove carcasse ha innalzato il bilancio, generando preoccupazione per la tutela della fauna selvatica.
Il Kenya Wildlife Service (KWS) ha riferito che analisi preliminari sui campioni prelevati dalle carcasse hanno evidenziato la presenza di cianuro. Gli investigatori stanno valutando se la sostanza tossica fosse contenuta in prodotti agricoli o in esche posizionate nelle aree coltivate confinanti con il Parco nazionale di Amboseli.
I due agricoltori arrestati sono sospettati di aver contribuito all’avvelenamento, con indagini ancora in corso.
Indagini e conflitto uomo-fauna
Le autorità ipotizzano che il cianuro possa essere stato usato per proteggere le coltivazioni dai danni degli elefanti. La zona di Amboseli è spesso teatro di conflitti tra popolazioni locali e fauna selvatica, poiché gli elefanti escono dal parco in cerca di cibo, danneggiando i raccolti. Questo fenomeno alimenta tensioni e il dibattito sulla coesistenza tra comunità rurali e animali selvatici.
Il Parco di Amboseli e la conservazione
Il Parco nazionale di Amboseli, nel sud del Kenya, è una primaria area protetta, celebre per i suoi numerosi elefanti. Il Kenya Wildlife Service (KWS), ente statale per la conservazione e gestione faunistica, svolge monitoraggio, ricerca e interventi anti-bracconaggio.
La sua missione include la promozione della coesistenza tra comunità locali e fauna, tramite programmi di sensibilizzazione e gestione dei conflitti. La vicenda degli elefanti avvelenati ha riacceso l’attenzione sulle sfide della conservazione della biodiversità e sulla gestione dei rapporti tra attività agricole e tutela degli animali selvatici nelle aree limitrofe ai parchi nazionali.