La Regione Piemonte ha ufficialmente avviato, il 6 agosto 2026, le procedure per la richiesta di calamità naturale in risposta alla grave siccità che sta affliggendo il territorio. Il presidente regionale, Alberto Cirio, insieme all'assessore all'Agricoltura, Paolo Bongioanni, hanno tenuto una serie di incontri con il ministero competente per definire misure urgenti e concrete a supporto delle aziende agricole colpite. I due esponenti hanno evidenziato: “Ci troviamo di fronte a una crisi idrica eccezionale che, oltre a gravare sulla disponibilità di acqua e a incrementare il rischio incendi già presente da settimane, sta causando danni sempre più ingenti all'agricoltura piemontese.”
Emergenza idrica e azioni regionali
L'emergenza idrica in Piemonte ha già spinto oltre cento Comuni a emettere ordinanze per la restrizione dei consumi d'acqua non essenziali.
In circa cinquanta località, prevalentemente nelle aree montane, si è reso indispensabile l'intervento di autobotti per garantire l'approvvigionamento degli acquedotti. La Regione Piemonte sta monitorando con attenzione la situazione, esortando i cittadini a un uso responsabile delle risorse idriche, specialmente nei giorni a venire. I dati relativi alla prima metà di luglio indicano una disponibilità idrica complessivamente deficitaria, con particolari criticità riscontrate nei fiumi e nelle risorse superficiali, in particolare nei bacini del Tanaro, dello Scrivia e del Po a monte della Dora Baltea.
Contesto climatico e conseguenze sull'agricoltura
Il quadro climatico del giugno 2026 ha visto una drastica riduzione delle precipitazioni in Piemonte, con un calo del 36% rispetto alla media del periodo 1991–2020.
Contemporaneamente, le temperature medie hanno superato la norma di 3,5 °C, configurando giugno come uno dei mesi più caldi mai registrati nella regione. Le risorse idriche superficiali mostrano un deficit del 37%, e nei primi dieci giorni di luglio, numerose stazioni di monitoraggio hanno rilevato carenze superiori al 40%. La portata media del Po a Isola Sant’Antonio ha raggiunto i 62 metri cubi al secondo, un valore inferiore del 75% rispetto alla media storica. Le associazioni di categoria, tra cui Coldiretti Piemonte e Confagricoltura Piemonte, evidenziano la gravità della situazione per le imprese agricole, che si trovano a sostenere costi elevati per l'irrigazione e a fronteggiare il concreto rischio di perdere i raccolti.
Si sollecitano, pertanto, investimenti strutturali a lungo termine, quali la creazione di nuovi bacini di accumulo e l'implementazione di reti irrigue più efficienti. Anche CIA Piemonte e Valle d’Aosta propongono l'adozione di misure emergenziali per contenere i consumi idrici non prioritari. Il sindacato Cgil Piemonte, dal canto suo, denuncia le difficoltà dei lavoratori esposti a temperature estreme e richiede maggiori controlli e strumenti di sostegno per la sospensione delle attività in condizioni climatiche proibitive.
Prospettive future e interventi legislativi
La Regione Piemonte non esclude la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza qualora le condizioni meteorologiche non dovessero registrare un miglioramento significativo.
Entro la fine del mese, è attesa in commissione l'analisi di una proposta di legge volta a riformare i consorzi irrigui, un passo cruciale per la gestione futura delle risorse. Le attuali previsioni meteorologiche, purtroppo, indicano la persistenza di un'area di alta pressione su gran parte dell'Europa, con temperature superiori alla media stagionale e precipitazioni che, anche se presenti, si rivelerebbero insufficienti a contrastare l'aggravarsi del deficit idrico.