La siccità che sta colpendo il Piemonte sta causando danni ingenti all'agricoltura regionale, con stime che parlano di perdite complessive che potrebbero raggiungere i due miliardi di euro. Di fronte a questa grave emergenza, Confagricoltura ha sollecitato la Regione Piemonte ad attivare con urgenza la procedura per il riconoscimento dello stato di evento calamitoso. Questa misura è fondamentale per poter accedere alle risorse previste dal fondo di solidarietà nazionale, destinate a supportare le imprese agricole duramente colpite. Il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia, ha evidenziato la chiarezza dell'emergenza, basandosi sulle prime stime attendibili elaborate dai tecnici del settore.
Le perdite produttive si manifestano con particolare intensità in diverse coltivazioni. Per il mais, i cali delle rese sono drastici, oscillando generalmente tra il 40 e l’80 per cento a seconda delle aree e della disponibilità irrigua, arrivando in alcuni appezzamenti non irrigui alla perdita totale del raccolto. Anche la soia subisce riduzioni significative, comprese tra il 40 e il 70 per cento. Prati, foraggere e pascoli registrano diminuzioni produttive dal 40 al 70 per cento, con punte ancora superiori nelle aree montane e collinari. I danni si estendono anche a vigneti, noccioleti, orticole, girasole e riso, dove, oltre alla riduzione dei quantitativi, si riscontrano un diffuso peggioramento qualitativo delle produzioni, un anticipo della maturazione, frutti di pezzatura inferiore e fenomeni di cascola.
L'impatto sui costi e le difficoltà delle aziende zootecniche
Alla drastica diminuzione della produzione si aggiunge un forte incremento dei costi operativi per le aziende agricole. Queste devono sostenere spese maggiori per l'irrigazione, i consumi energetici e l'approvvigionamento dei foraggi. Le conseguenze sono particolarmente gravose per le imprese zootecniche, molte delle quali sono state costrette ad anticipare il rientro dagli alpeggi a causa della mancanza di erba disponibile. Le segnalazioni raccolte dalle sedi provinciali confermano che la siccità sta interessando l'intero territorio piemontese, dalla pianura alle zone collinari e montane, evidenziando la dimensione regionale di questa emergenza idrica.
Le richieste di Coldiretti e il quadro dell'emergenza idrica
Anche Coldiretti ha formalmente richiesto alla Regione Piemonte l'attivazione delle procedure per lo stato di emergenza a causa della siccità. La richiesta include anche la deroga al deflusso minimo vitale e al deflusso ecologico, in linea con la normativa vigente. Questa iniziativa è scaturita da una recente riunione del Tavolo regionale per l'emergenza idrica. La situazione è particolarmente critica nel Torinese, dove si registrano gravi problematiche nelle aree servite dalla rete storica di irrigazione, che attinge acqua da fiumi alpini come il Pellice, il Chisone-Lemina, la Stura di Lanzo, l'Orco e il Sangone. Tuttavia, le zone non irrigue, tradizionalmente dipendenti dalle precipitazioni primaverili ed estive, sono quelle che soffrono maggiormente per la totale assenza di pioggia.
In molte aree, anche quelle solitamente irrigue, l'acqua ha già cessato di raggiungere i campi. Per far fronte a questa carenza, le aziende stanno riattivando i pozzi dove presenti, ma ciò comporta un ulteriore salasso economico, aggiungendo i costi per pompe e motori al canone annuale per l'uso dei canali.