La classica tartarughina d'acqua che viene venduta piccolissima è ancora oggi un'immagine familiare. Un animaletto che entra nel palmo di una mano, apparentemente semplice da gestire e spesso scelto proprio per le sue dimensioni ridotte. Ma c'è una precisazione importante: alcune tartarughe acquatiche sono vietate.

Il caso più noto è quello della Trachemys scripta, la testuggine palustre americana. Questa specie è oggi inserita nell'elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale e in Italia è soggetta alle restrizioni previste dalla normativa.

Altre tartarughe acquatiche, invece, possono essere commercializzate, purché siano rispettate le eventuali norme applicabili alla singola specie.

La differenza è fondamentale, perché chiamare genericamente tutte “tartarughine d'acqua” può creare confusione.

La piccola Trachemys che può diventare grande

La Trachemys scripta è probabilmente la specie che più di tutte rappresenta il fenomeno della tartarughina acquistata quando è minuscola e diventata successivamente un animale molto più impegnativo.

Secondo ISPRA, il carapace può arrivare a 30 centimetri, anche se gli adulti osservati in libertà misurano generalmente tra 13 e 20 centimetri. Le femmine raggiungono dimensioni maggiori rispetto ai maschi.

La specie è originaria del Nord America ed è stata introdotta in Italia anche come animale da compagnia. Oggi la Trachemys scripta risulta diffusa - anche in ambienti naturali - in tutte le regioni italiane, comprese Sicilia e Sardegna: ISPRA ricostruisce una diffusione legata sia a fughe dalla cattività sia, soprattutto, a rilasci intenzionali di animali non più desiderati dai proprietari.

Ed è proprio la capacità di adattamento all'ambiente che ha trasformato un comune animale da compagnia in una questione di conservazione della biodiversità.

Perché la Trachemys non si può più vendere

La Trachemys scripta compare nell'elenco ISPRA delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale presenti in Italia.

Per le specie inserite in questo elenco la normativa prevede restrizioni molto severe. Il Ministero dell'Ambiente ricorda, tra gli altri, il divieto di commercio, vendita, acquisto, trasporto, riproduzione e rilascio nell'ambiente, secondo le condizioni previste dalla normativa sulle specie esotiche invasive.

Questo significa, in poche parole, che oggi non si può acquistare legalmente una Trachemys scripta come animale da compagnia.

Il discorso è diverso per gli esemplari già detenuti secondo le disposizioni previste dalla normativa. Il MASE ha stabilito specifici obblighi per i possessori e indicava gennaio 2026 come termine per la denuncia di possesso previsto per determinate specie già detenute.

Ma allora quali tartarughine si possono trovare?

Qui arriva la parte che spesso viene dimenticata.

Il divieto che riguarda la Trachemys scripta non equivale a un divieto generale per tutte le tartarughe acquatiche. Esistono infatti altre specie che non sono comprese nell'elenco delle specie esotiche invasive, ma prima di comprarne una bisogna sapere esattamente quale specie è e quali regole la riguardano.

Tra quelle che si possono incontrare nel mondo dell'allevamento amatoriale ci sono, per esempio, le Pseudemys, le Graptemys e specie come Sternotherus odoratus. Questo però non significa che ogni esemplare di ogni specie possa essere acquistato senza verifiche: alcune tartarughe sono infatti soggette alla normativa CITES (Convenzione di Washington), che disciplina il commercio internazionale di specie selvatiche minacciate o potenzialmente minacciate.

Il Ministero dell'Ambiente mantiene una specifica documentazione per l'identificazione delle tartarughe sottoposte alla normativa CITES: il manuale comprende, tra le numerose specie, anche Pseudemys floridana, Pseudemys rubriventris, Sternotherus odoratus e diverse specie di Mauremys.

Un esempio interessante è proprio Mauremys reevesii: la sua eventuale commercializzazione non può essere considerata semplicemente “libera” senza verificare provenienza e documentazione richiesta.

La regola, quindi, è molto semplice: prima di comprare una tartaruga bisogna sapere esattamente quale specie si sta acquistando.

Il problema delle dimensioni rimane

Anche quando una specie è legalmente acquistabile, resta un'altra domanda fondamentale: quanto diventerà grande?

È proprio questo il punto che la storia della Trachemys scripta dovrebbe insegnare. Una tartarughina può essere piccolissima quando arriva in casa, ma non necessariamente resterà così.

Alcune specie alternative alla Trachemys possono raggiungere dimensioni considerevoli. Le Pseudemys, per esempio, comprendono tartarughe acquatiche che da adulte possono diventare molto grandi. Questo significa che sostituire una specie vietata con un'altra tartarughina non risolve automaticamente il problema della gestione.

La domanda corretta non dovrebbe quindi essere soltanto “si può comprare?”, ma anche: quanto spazio servirà da adulta? Quale acquaterrario sarà necessario? Quanto crescerà? Quali saranno le sue esigenze alimentari e ambientali?

E per quanto tempo dovremo occuparcene?

Mai scegliere soltanto perché è piccola

La dimensione di una tartaruga nel negozio può essere molto diversa da quella dell'animale adulto.

La Trachemys scripta è l'esempio più evidente: da piccola può sembrare quasi un animaletto da vaschetta, mentre da adulta può arrivare a 30 centimetri di carapace.

Ma anche per le specie consentite è importante informarsi prima dell'acquisto. Una tartaruga acquatica non è un animale decorativo e non può essere considerata un acquisto “facile” soltanto perché all'inizio è grande pochi centimetri.

E soprattutto c'è una regola che vale sempre: mai liberare una tartaruga acquistata o allevata in casa in un laghetto, in un fiume o in qualsiasi altro ambiente naturale.

Nel caso della Trachemys scripta, proprio i rilasci hanno contribuito alla sua diffusione in Italia e alla competizione con specie autoctone come la testuggine palustre europea. ISPRA segnala infatti possibili interazioni per il cibo, i siti di termoregolazione e le aree di deposizione.

La vera differenza, quindi, non è tra “tartarughe piccole” e “tartarughe grandi”, né semplicemente tra animali vietati e consentiti.

È tra un acquisto fatto perché l'animale è piccolo e una scelta fatta sapendo già quale animale avremo davanti tra qualche anno.

E nel dubbio, prima di portare a casa una tartarughina, la cosa più importante è una sola: chiedere il nome scientifico della specie e verificarne la normativa.