L'Italia è un paese dal cuore grande ben visibile quando ci stringiamo tutti attorno alle popolazioni colpite da catastrofi o alle vittime di mafia o altro, però è ben lontano dalle posizioni che contano nella classifica della beneficenza 2011. Nella classifica, redatta dalla britannica Charities Aid Foundation, l'Italia staziona al 104esimo posto.

La somma degli importi erogati da organizzazioni non profit, fondazioni, banche e famiglie facoltose non raggiunge cifre considerevoli a cui si aggiungono le scarse agevolazioni fiscali da parte dello Stato e una politica che tende spesso a interferire nel settore minandone la trasparenza.

Secondo gli esperti necessita al nostro paese un modello di beneficenza scientifica o filantropia strategica come avviene per gli Stati Uniti, dove la filantropia è un modello ben rodato e che coinvolge parecchi magnati con laute donazioni programmate e dove operano delle organizzazioni sociali che portano il nome di aziende blasonate impegnate da decenni nel campo della beneficenza e nel sostegno delle persone meno fortunate.

Il modello di beneficenza scientifica  prevede finanziamenti pluriennali, una programmazione scientifica degli interventi nel lungo periodo, la logica del finanziamento razionale, cioè  concedere di più per i risultati misurabili che per le attività di organizzazione, la programmazione della formazione, la previsione dell'impatto sulla comunità e  una rendicontazione periodica dei risultati ottenuti.

L’affermarsi in futuro di un modello permetterà anche nel nostro Paese la nascita di nuove figure lavorative come ad esempio quella del philantropy advisor, cioè  uno specialista che può  lavorare all'interno di società o organizzazioni per un approccio scientifico all'attività sociale o di beneficenza.

Bisogna avere chiara però la distinzione tra carità e beneficenza: la prima serve a garantire i bisogni primari, la seconda allo sviluppo delle comunità in una logica di lungo periodo che significa anche creare posti di lavoro

Segui la nostra pagina Facebook!