Se da un lato si parla di sfiducia nella politica e di un forte astensionismo alle prossime elezioni, dall'altro c'è chi vorrebbe far valere il proprio voto, ma non si trova nelle condizioni ottimali per farlo. Il D.L. 223/2012, divenuto legge, è volto a dare disposizioni urgenti per le prossime elezioni politiche e contiene la regolamentazione del voto degli italiani all'estero.
Stando al decreto possono votare per corrispondenza gli appartenenti alle forze armate temporaneamente in missione, i dipendenti di determinate amministrazioni che si trovano all'estero per motivi di lavoro per un periodo compreso fra i 3 e i 12 mesi, i ricercatori e i professori universitari in visita presso Università straniere per un periodo compreso tra i 6 e i 12 mesi (ma già all'estero da 3 mesi alla data del D.L.) e, infine, gli italiani residenti all'estero da più di un anno regolarmente iscritti all'AIRE.
Nel decreto, però, non si fa accenno ad altre categorie di italiani temporaneamente all'estero, tra cui lavoratori, volontari e partecipanti a programmi di mobilità, inclusi i famosi studenti Erasmus. Sono stati proprio loro, nei giorni scorsi, a far partire la protesta facendosi portavoce di tutte le categorie ignorate. L'uso dei social network si è rivelato ancora una volta molto utile nella diffusione: siti dedicati, profilo Facebook e Twitter sono diventati luoghi di scambio e informazione.
Ma il problema non riguarda soltanto chi si trova all'estero, bensì tutti coloro che temporaneamente lavorano o studiano in una città italiana diversa (e magari molto lontana) da quella di residenza. Non sempre gli impegni lavorativi o di studio possono assicurare il rientro per i fuori sede i quali, talvolta, si trovano davanti ad un aut-aut. Febbraio, ad esempio, è mese di appelli: come conciliare un lungo viaggio - ipotizziamo, da Torino alla Puglia - e un esame fissato uno o due giorni dopo il fine-settimana elettorale?
Gli italiani bloccati per qualche motivo lontani "da casa" non possono votare in un collegio diverso da quello in cui sono residenti. Il peso morale e politico delle vicine elezioni evidentemente è sentito, quindi il problema è esploso adesso. Tuttavia, la questione è nell'aria da un po', poiché una proposta di legge in materia era già stata formulata da alcune associazioni e presentata in Parlamento alla fine del 2011, ma è rimasta ferma in attesa che venisse prima cambiato il Porcellum, cosa che - come ben sappiamo - non è avvenuta.
Per il momento, quindi, ci si dovrà accontentare delle tariffe agevolate fornite dai mezzi di trasporto - pur con alcuni distinguo - nel periodo delle elezioni, applicate ad un range più o meno vasto di giorni in cui potersi muovere muniti, al ritorno, di tessera elettorale timbrata. Trenitalia applicherà sconti del 60% e del 70% a seconda del tipo di treno e anche sui traghetti Tirrenia si viaggerà con sconti analoghi.
Per chi viaggia in aereo, Alitalia avrà tariffe scontate per un massimo del 40% su prezzi ordinari e un pacchetto andata-ritorno in parte agevolato solo per gli studenti Erasmus fino ai 26 anni non compiuti. Le autostrade, invece, saranno gratuite solo per quei residenti all'estero in luoghi privi di rappresentanze diplomatiche italiane. Nessuna notizia, infine, sul versante dei pullman.
E' una goccia nel mare, ma sicuramente meglio di niente (anche se non tutti potranno usufruirne). Nel frattempo, si spera che la protesta lanciata non cada, come tante altre, nel vuoto.