Costruita su quella che fu l'Idalsider, per anni Città della scienza è stata il simbolo della rinascita di Napoli. Fondato nel 1996, il complesso era suddiviso in più padiglioni, tra cui il planetario, la palestra dei piccoli e uno spazio di 1700 metri quadrati, utilizzati per allestire mostre temporanee, che per anni sono state fonte di divertimento ed istruzione per grandi e piccini.
La sera del 3 marzo, il grande complesso delle meraviglie ha preso fuoco, ed ora è caccia ai colpevoli o alle colpe. Eliminato il movente del possibile premio assicurativo e della crisi economica che da tempo aveva reso difficile pagare gli stipendi, agli investigatori non resta altro da fare, che battere la strada dell'incidente e quella del dolo.
L'ultima ipotesi sembra essere per ora la più accreditata. Stando ai risultati dei primi accertamenti, sembra infatti che l'incendio sia sia sviluppato da ben sei punti diversi, le fotografie pubblicate dai napoletani sui vari social network al momento dello scoppio dell'incendio avvalorano tale tesi.
Vista la pioggia prevista per i prossimi giorni, la scientifica sta cercando di concludere i sopralluoghi il prima possibile, in quanto le tracce di un possibile liquido acceleratore, potrebbero essere facilmente spazzate via dall'acqua piovana.
"Una città ostaggio della camorra" ha dichiarato il sindaco de Magistris, e nel frattempo parte la corsa alla ricostruzione. L'Unione Europea e il Miur, sono già pronti a stanziare i fondi per poter riportare al suo antico splendore il simbolo della rinascita di una città.