Alessandro Del Piero ha rappresentato per circa un ventennio il cuore della Juventus. Il suo mito è in auge ancora oggi, sebbene siano ormai due anni che ha lasciato l'Italia e la società bianconera per approdare al Sydney, in Australia. Alessandro Del Piero è stato per venti anni il talento più fulgido del calcio italiano, riuscendo a vincere assieme alla Juventus tutto quello che c'era da vincere, e con la Nazionale italiana anche il mondiale tedesco del 2006.

Una vera icona del calcio italiano. Il suo addio alla causa-juventina fu un evento traumatico per tutti i tifosi che lo amano e che lo hanno amato.

In un'intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Alex ha raccontato il suo traumatico addio alla causa-bianconera: "Se mi sono chiesto se ho sbagliato qualcosa con la Juve nell'ultimo anno? Non mi sono posto la domanda. Dopo il mio addio alla Juve si è aperta una specie di guerra di religione tra i Delpieristi e gli Agnelliani?

E' una vicenda che ha infinite sfumature. Si è trattato di un addio traumatico che ha lasciato strascichi inevitabili. Io non voglio dividere nessuno: chi tifa per la Juve può anche tifare per il Sydney".

Del Piero poi, si dichiara  felice del fatto che nessun suo ex-compagno abbia sentito l'esigenza di vestire la maglia numero 10, in segno di rispetto verso il campione. Ed a questo proposito, ecco le sue parole: "Nessuno dei miei ex compagni ha voluto la 10?

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È stata la più grande gratificazione da parte loro. Ringrazio Arturo, Pirlo, Marchisio, Buffon, tutti coloro che avrebbero potuto prenderla. E rido dentro, per la felicità".

C'è sempre stata, nel calcio, una sorta di "rivalità" fra grandi campioni. Ci siamo sempre chiesti chi fosse più forte fra Pelè e Maradona, ad esempio.

Ed anche Del Piero, nei suoi anni migliori, ha dovuto affrontare sempre con mitezza questi paragoni che a volte però risultano essere improponibili.

Ecco cosa ha dichiarato il campione juventino: "La rivalità fra me, Totti e Baggio? Abbiamo vinto tutti e tre anche solo per il fatto di essere stati inseriti nel vostro dibattito. Io, Roberto e Francesco abbiamo avuto percorsi diversi. Poi bisogna intendersi sul concetto di grandezza. Cosa significa essere grandi nello sport? Scrivere la storia: non c'è nulla come questo. E poi c'è un altro step, quello più alto: entrare nel cuore della gente".

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