Intervistato da un quotidiano francese, "So Foot", Rudy Garcia narra le impressioni ricavate dai primi mesi di allenatore della Roma, parlando di Francesco Totti, lo descrive come un campione indiscusso ma dice anche che a suo giudizio non è un vero leader da spogliatoio.

Questo il filo pensiero di Rudy Garcia, "per dare giudizi su un calciatore c'è bisogno di allenarlo, di viverlo tutti i giorni, di Francesco Totti posso dire che è una persona molto umile, un grande professionista, che, pur avendo 36 anni si allena con serietà e determinazione, non ha mai chiesto favoritismi nonostante sia il più grande calciatore che la A.S. Roma abbia mai avuto tra le sue fila".

Sempre continuando su Francesco Totti, ecco delle parole che faranno discutere: "Magari non è un leader nello pogliatoio. Nel senso che non è lui quello che si mette a urlare per dare motivazione alla squadra, nonostante questo è però molto apprezzato dai suoi colleghi calciatori, in quanto è un uomo intelligente, dalla battuta pronta, sempre disponibile con tutti, questa cosa è ad ogni modo molto positiva.

Francesco Totti in campo adotta un comportamento di esempio per tutti, corre, lotta, serve i compagni in maniera deliziosa. Ora che lo ho visto all'opera in campo e lo ho allenato, sono giunto alla conclusione che non è solo un grande giocatore, ma che è semplicemente uno dei più grandi giocatori della storia del calcio".

Dopo aver detto la sua sul capitolo Francesco Totti, Rudy Garcia volge lo sguardo anche alle vicende del campionato e afferma: "L'euforia un tantino esagerata del buon inizio del campionato ci sta servendo di lezione adesso. La Roma non è al pari di Juve e Napoli, che sono squadre costruite per vincere lo scudetto e andare lontano in Europa.

Ovviamente con questo non dico che non possiamo vincere lo scudetto,  ricordo soltanto che non siamo programmati per questo, il nostro obiettivo rimane la zona Champions League".

Rudy Garcia cerca anche di spiegare il suo credo calcistico: "L'obiettivo del mio calcio è di imporre il gioco, non di subirlo. Quando faccio vedere le clip sugli avversari ai miei giocatori, non mi soffermo quasi mai sui loro punti di forza, al contrario, evidenzio molto invece i loro punti deboli per far si che i miei calciatori si rendano conto che tutte le squadre hanno delle lacune.

L'idea  del mio credo calcistico è quella di costruire il gioco, di avanzare con la palla fino all'area avversaria, questo a prescindere dal pressing. Possesso palla e attacco, cercando di allargare le linee per creare spazio. I miei terzini diventano attaccanti aggiunti e il centro dell'azione avviene a centrocampo.

Per questo motivo ho chiesto alla società di avere Kevin Strootman, di trattenere sia  Miralem Pjanic e sia Daniele De Rossi. Pretendo inoltre una grande flessibilità di gioco, cambio di modulo in corsa, mantenendo un equilibrio difensivo, mai gli attaccanti si devono sovrapporre nella stessa zona.

Non sono uno che pensa di conoscere tutto, nonostante ho vinto qualche cosina, sono rimasto la stessa persona che ero quando non avevo vinto nulla, cerco di imparare ancora di più dai miei errori e, ovviamente, oggi ho più esperienza.

Queste sono mie convinzioni, non certezze".



Insomma, in parole povere, vissero "Totti" felici e contenti?