L'Italia viene eliminata dai Mondiali, dopo una vittoria e due sconfitte con squadre obiettivamente non irresistibili. L'avventura brasiliana si rivela un vero e proprio fallimento, scelte tecniche sbagliate, giocatori perennemente sulle gambe, stanchi e forse un po' avanti con l'età.
A fine gara si dimettono il tecnico Prandelli e il presidenre della Figc Abete, segnale di un fallimento su tutta la linea, una resa senza appello, generata da errori continui e macroscopici.
La partita contro l'Uruguay, persa per 1-0 con rete di Godin all' 81' con gli azzurri in dieci per un'espulsione, perlomeno dubbia e discutibile, di Marchisio, è solo la punta dell' iceberg di una squadra che è risultata senza mordente, senza voglia di combattere e, che a detta dei più, è composta da giocatori viziati e strapagati; anche perchè anche con la Costarica, non esattamente uno squadrone, la figura è stata pessima e non degna della maglia azzurra.
Fare nomi dei giocatori sui quale imputare le colpe di un fallimento sembrerebbe difficile visto che sarebbe duro trovare calciatori che possano essere salvati da un marasma generale, ripetizione di ciò che accadde appena quattro anni fa al Mondiale sudafricano.
Ora si dovrebbe ripartire da nuovi dirigenti, un nuovo commissario tecnico e da giocatori giovani e affamati di vittorie, in cerca di notorietà, non da campioni datati o giovani viziati che non hanno più voglia di correre dietro ad un pallone.
Sì, perchè di quello si tratta, correre dietro ad una palla, un gioco bellissimo che appassiona milioni di italiani, ma che necessità, inevitabilmente, di atleti che abbiano voglia di farlo.