Cresce l'attesa per l'elezione del nuovo presidente della FIGC. Due i candidati principali: Tavecchio e Albertini. Quello più anziano e quello giovane da poco con giacca cravatta, anziché con pantaloncini e scarpette. Dopo le dichiarazioni sugli "stranieri mangia banane" le quotazioni di Tavecchio sono scese clamorosamente, mischiando nuovamente le carte. Come a rispettare una legge fisica, di contro, sono risalite quelle di Demetrio Albertini, che però pare comunque essere troppo indietro nelle preferenze. Dunque, col passare dei giorni la vicenda diventa più complicata e non sono escluse sorprese, come ha dichiarato Giovanni Malagò, presidente CONI: c'è la possibilità infatti di un commissariamento. 


Ma oltre alla cronaca, cerchiamo di capirci qualcosa in più, in merito ai metodi di elezione. Innanzitutto ad esprimersi col voto saranno in 278: 20 presidenti di Serie A, 21 di serie B e 60 di Lega Pro. In più, i calciatori avranno 52 delegati, gli allenatori 26, e gli arbitri 9. Poi ci sono i dilettanti, i quali si esprimeranno attraverso 90 rappresentanti che hanno mandato quadriennale dalle ben 15mila società. Le preferenze sono tutte uguali e questo è un punto a favore del principale candidato: Carlo Tavecchio. Già, perché nonostante le battute a sfondo razzista e le dichiarazioni del numero uno del CONI, egli sembra avere ancora i numeri per spuntarla. Anche perché ogni voto ha lo stesso peso. Ma il fatto si articola ulteriormente se si prendono in considerazione le categorie nel loro complesso. Infatti, bisogna considerare anche il vario peso che hanno le categorie: le leghe professionistiche rappresentano il 34%, stessa percentuale per i dilettanti, mentre i calciatori si fermano al 20%, gli allenatori al 10% e gli arbitri al due. Per essere eletto al primo scrutinio il candidato deve raggiungere la soglia del 75%, altrimenti al secondo, si scende a quota 66 ( ovvero, i due terzi). In realtà Tavecchio era quasi sicuro di raggiungere proprio quest'ultima quota, ma dopo le dichiarazioni le sue quotazioni sono scese, ma non abbastanza da subire il sorpasso decisivo: alla terza chiama, infatti, basta raggiungere il 50 più 1 dei voti. Cifra che sarebbe ancora nelle corde del candidato di Ponte Lambro. Sarà questo, dunque, il momento decisivo e il nodo cruciale della vicenda che, forse, porrà la parola fine alla storia. Il condizionale purtroppo è d'obbligo, perché non sono esclusi "ribaltoni dell'ultima ora" o sorprese, tipo commissariamento. Infine, non è escluso un clamoroso passo indietro, proprio di Tavecchio, che sembrerebbe aver perso l'appoggio di quasi tutta la Serie A, che come abbiamo visto non è determinante ai fini dell'elezione, ma ha comunque un peso notevole, essendo la categoria più importante, con il maggior numero di tifosi.
Non è facile capire in pieno tutti i meccanismi, ma ormai manca poco: la prossima settimana conosceremo il finale di questa fiction stile italiano. Di sicuro ci sarà bisogno di una figura preparata e competente, che sappia portare innovazione e che sia in grado di ristrutturare un calcio che rischia seriamente di perdere popolarità, giocatori, e tifosi. Dopo il secondo mondiale fallito ai gironi eliminatori urge un taglio netto e deciso per cancellare un passato brutto e ripartire per scrivere un futuro calcistico degno di questo paese.