Brasile: un continente nel continente. Più di otto milioni e mezzo di chilometri quadrati di estensione (quasi trenta volte l'Italia), con città che distano tra loro migliaia di chilometri. Dodici di queste città hanno ospitato le gare del Mondiale di Calcio: si va da Manaus e Natal, nel nord del Paese, alla meridionale Curitiba, una sola bandiera, realtà e storie completamente diverse. Così come sono completamente diverse le realtà e le storie del calcio, dal 1930, anno del primo mondiale, fino a oggi.

Se Brasile 2014 si è giocato in un Paese intero, in dodici diverse città, in dodici diversi stadi, molto più "contenuta" è stata l'organizzazione di Uruguay 1930, prima edizione di quella Coppa del Mondo che poi prenderà il nome, qualche anno dopo, di Coppa Rimet. Tanto contenuta e ristretta che avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi Montevideo 1930, in quanto tutte le diciotto partite sono state disputate nei tre stadi cittadini: il Centenario (dieci gare), il Pocitos (due) e il Gran Parque Central (sei).

Quasi una necessità, legata alle scarse disponibilità economiche dell'epoca, ma anche una difficoltà creata dalla mancanza di vera esperienza organizzativa nell'ambito di una Fifa ancora ai primi passi. Tanta voglia di fare calcio ma poche, pochissime risorse, tant'è vero che dall'Europa ben poche squadre intrapresero il viaggio verso il Rio de la Plata. Partirono solo una Francia che avendo avuto in Jules Rimet il maggiore artefice della competizione mondiale non poteva, a quel punto, esimersi dal partecipare; una Romania sospinta da Re Carol, grande appassionato di calcio, che intervenne direttamente per organizzare la spedizione; un Belgio che comunque dovette lasciare a casa alcuni dei suoi uomini migliori; una Jugoslavia sorprendentemente in grado di reperire risorse e uomini nonostante tutto.

L'Uruguay non ne fu entusiasta ed ebbe modo di farlo capire nelle successive edizioni, boicottando (un po' per ripicca, un po' per paura di subire qualche infelice sconfitta) Italia '34 e Francia '38.

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