Balotelli - Pellè due volti diametralmente opposti: il primo, continuamente glorificato per anni dalla stampa e da Prandelli, rappresenta il classico esempio del volto immagine; la sua presenza viene prima della sua qualità in campo e poco importa se gioca male, lui è lui e non può non stare in campo. Prima l'Inter, poi il City, il Milan e in ultimo il Liverpool: tante squadre, stipendi esagerati per uno della sua età, tante critiche in Italia e fuori, e il tutto coronato con pochi gol. Il secondo, il successo l'ha sudato e l'ha conosciuto solo in fase avanzata della sua carriera: dopo prestazioni opache in serie A, la rinascita in Olanda e la guida di Koeman lo hanno portato al Southampton e al vertice delle scelte di Conte per l'attacco della Nazionale.

Due giocatori simili solo sulla carta, entrambi attaccanti e dotati di un fisico possente, si differenziano sia singolarmente che nelle proprie squadre. L'ormai ex "SuperMario" è abbandonato solo a sè stesso: i tifosi e la stampa inglese lo reputano il principale colpevole della crisi che sta affrontando il Liverpool; non è andato ancora a segno in Premier e l'unico a dargli fiducia (forse più per scelta forzata che per vero sentimento) è Brendan Rogers, il tecnico dei Reds. L'amaro pareggio per 0 a 0 nella partita di ieri contro l'Hull City non fa che versare altra benzina su un fuoco acceso ormai da tempo; persino Paddy Power, bookmakers irlandese, si fa beffa dell'attaccante italiano scambiando, fuori dallo stadio di Anfield, le sue magliette con il numero 45 con quelle di due leggende del Liverpool come Rush e Fowler.

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Pellè, invece, seppur un inizio di carriera non esaltante non ha mai smesso di crederci; ripartire dal basso in Olanda e conquistare i cuori dei tifosi, prima del Feyenoord con 50 gol su 57 presenze, e poi quelli dei Saints in Premier con 6 reti in 9 partite, è la giusta ricompensa per un ragazzo che non si è mai montato la testa e migliora sempre di più di giornata in giornata. Anche nel match di ieri, vinto dal Southampton per 1 a 0 contro lo Stoke City, seppur non è andato in gol ha brillato lo stesso, colpendo anche un palo nel corso del primo tempo. Due facce della stessa medaglia quindi: il buono e il cattivo, l'impegno e la superficialità. In fondo è il volto anche della nostra Nazione: la meritocrazia, una parola scritta solo sul vocabolario, che cede il posto di fronte alla raccomandazione; l'impegno e la costanza affossati da vana gloria e un futile successo.

Situazione che si è riflettuta anche nel tragico Mondiale brasiliano con le scelte di Prandelli sempre in discussione. Ma l'arrivo di Conte e il suo carisma ci permettono di sognare un futuro diverso, dove, come lo stesso ct azzurro ha ammesso, solo chi merita gioca. Un buon segnale per il nostro calcio; la maglia azzurra in primis ma anche qualsiasi altra maglietta che si indossa sul campo deve essere sudato, non si possono fare regali perchè far regali porto solo all'autodistruzione.