Strade di Francia stanche, strade d'Europa impaurite, quelle strade che prima spensierate si facevano coccolare ora guardano con sospetto chi le calpesta. Vittime del terrore che, iniettato come un virus difficile da estirpare, sembra non volersi distaccare dalle persone. Siamo a Saint Etienne, la Lazio gioca contro la squadra locale per l'Europa League, la partita è inutile sia per i capitolini che per i transalpini già qualificati rispettivamente come primi e secondi del girone G della competizione.

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C'è stato spazio per i giovani, è stata la giornata degli esordi di ragazzi che per le prime volte si affacciano alle porte del grande calcio. Quello che ci preme di più capire è però se dietro a quei sorrisi e a quella tranquillità si nasconde nell'intimità una inconscia paura.

La ferita è ancora aperta

La Francia è ancora ferita e scossa per quanto avvenuto a Parigi un mese fa, quando tra gli altri luoghi del terrore c'era anche lo Stade de France, da quel giorno in tutta Europa i controlli sono aumentati, dal campo più piccolo a quello più importante. Anche al Geoffroy-Guichard non mancano, le autorità francesi hanno addirittura vietato la trasferta ai tifosi italiani per motivi di sicurezza. Una cittadina con poco più 170 mila abitanti non può - anche se dovrebbe - gestire la doppia sicurezza dei tifosi stranieri che invadono le vie e quella anti-terrorismo. Arrivati allo stadio si ha la sensazione della più completa normalità: 'I controlli sono gli stessi di sempre - afferma Pierre, uno dei ragazzi che gestisce l'ingresso ai parcheggi - certo dobbiamo essere più attenti, è un lavoro di responsabilità ed in un momento come questo ogni errore può essere fatale'.

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I tifosi invece vivono tutto con maggiore leggerezza: 'Quello che vogliamo - ci spiega Gerard - è vivere la nostra vita senza troppe pressioni e paure, stiamo andando a vedere la nostra squadra del cuore e non possiamo pensare di rinunciare alla nostra passione per colpa di alcuni folli'. Le opinioni cambiano però quando si parla di politica a più largo raggio: 'Il governo non sta facendo nulla ora, come non lo ha fatto in passato. Le norme di sicurezza sono state imposte solo per la situazione di emergenza, ma Hollande, ha prima teso le mani a certa gente per salire all'Eliseo ed ora vuole combatterli? La comunità musulmana ha garantito al capo del governo circa 8 milioni di voti. La preoccupazione c'è - sottolinea Valerie - per questo Marine Le Pen ed il suo Fronte Nazionale ha guadagnato così tanto in termini di voti, sono consensi soprattutto di protesta. La Francia non è un paese razzista, è un paese accogliente e laico'.

Il valore non rispettato

Ecco, la laicità è un tasto dolente in questo momento.

La comunità musulmana è tra le più numerose d'Europa e come in altri paesi non intende laicizzarsi: 'Sono arabo ma cristiano vivo in Francia e lavoro qui da ormai 25 anni - Hassan è un medico chirurgo che non ci sta a dover vivere la sua vita nel terrore - ho convissuto con i musulmani quando vivevo nel mio paese in medio oriente e, non tutti certamente, ma la maggior parte non intendono integrarsi, lo dicono ma non lo fanno e non vogliono farlo. Famiglie che si sono stanziate qui negli anni '70 sono rimaste uguali a 40 anni fa, le terze generazioni ancora fanno fatica ad integrarsi anzi, non hanno nemmeno il desidero, si sentono messi da parte ma in realtà sono loro a non voler accettare la laicità di questo paese’. Dallo stadio alle strade, sì perché il calcio è sociale e politica e chi dice che nello sport non debba esserci quella componente sbaglia di grosso. Che non sia una politica becera, che non sia quella politica estremista di destra o di sinistra ma che sia intelligente e costruttiva perché è proprio nello stadio che tutte le culture e le classi sociali vengono a contatto, si parlano e si confrontano. L’agorà, il punto di raccolta della polis greca non è più la piazza, ma si è spostata nell’unico luogo in cui tutti - o quasi - sono e si sentono uguali.