Dire a un tifoso del Torino che la svolta della stagione è avvenuta in coincidenza con l’adozione dello stesso modulo tattico che ha fatto cambiare marcia alla Juventus non significa certo dare loro una buona notizia. Eppure, la realtà è questa: il 4-2-3-1 della Juventus mutuato in salsa granata ha permesso a Mihajlovic di trovare la quadra tattica in grado di esaltare le caratteristiche dei giocatori e di impostare il lavoro di mercato in vista della prossima stagione.

Ecco il punto chiave. Il derby è stato l’ultimo stimolo della coda del campionato, ora si può cominciare a lavorare per il futuro, con un anticipo ampio che dovrà essere messo a frutto in modo proficuo.

Panchina e porta

La permanenza di Mihajlovic sembra certa. Il tecnico serbo è sotto contratto fino al 2019 e non vuole perdersi l’annata del raccolto dopo aver seminato discretamente bene. Allo stato attuale solo una campagna acquisti deludente o, meglio, una mancata intesa sul progetto durante la riunione preliminare di fine maggio potrebbe far saltare il banco per volontà di Miha, ma l’ipotesi resta improbabile.

Come improbabile è la permanenza di Joe Hart: il City non rinnoverà il prestito, essendo il giocatore in scadenza nel 2018, e lo stesso portiere gradisce il ritorno in Premier. Al momento la certezza si chiama Vanja Milinkovic-Savic, che già si allena con i futuri compagni, ma i primi test non sembrano esaltanti, se è vero che si è tornati ad associare al Torino Lukasz Skorupski, di ritorno alla Roma dal prestito all’Empoli, e pure Salvatore Sirigu, di proprietà del Siviglia, il cui ingaggio è però proibitivo.

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Già piazzato il primo acquisto in difesa

Pure in difesa è già stato piazzato un acquisto, quello di Lyanco. E come Milinkovic, pure il difensore brasiliano non starebbe convincendo appieno Mihajlovic. Un tempo minimo di ambientamento va concesso e con tutta l’estate davanti si può essere ottimisti, ma ciò non toglie che al fianco del confermato Moretti e di Kevin Bonifazi, che rientrerà alla base dal prestito alla Spal, serviranno almeno due centrali di valore, possibilmente con caratteristiche differenti e almeno uno dei quali veloce, qualità fondamentale per una squadra che, in particolare in casa, pressa alto e concede quindi metri alle spalle della linea difensiva.

Sulle fasce, a destra bisognerà resistere alle offerte per Zappacosta e trovare un’alternativa, visto che De Silvestri sembra in partenza, mentre a sinistra sono in tre - Molinaro, Barreca e Avelar - a lottare per due posti. Tutto fa pensare al rinnovo del secondo e alla cessione del brasiliano, il quale, uscito dal tunnel degli infortuni, potrebbe trovare spazio nelle ultime partite della stagione al fine di ritrovare appetibilità sul mercato.

Mediana, attacco e possibile cambio tattico

Ma il valore delle ambizioni si misurerà in base alle mosse in attacco. Qui non si potrà sbagliare alcuna mossa, ponderando gli acquisti in base alle caratteristiche e all’adattabilità al nuovo assetto tattico. E qui si innesta il punto-chiave. Perché non è un mistero che Sinisa preferisca il 4-3-1-2 al 4-2-3-1 e non solo per averlo utilizzato con profitto nella miglior stagione della carriera, alla Sampdoria.

Per le caratteristiche offensive della squadra, presentare una mediana a due potrebbe trasformarsi in un boomerang, come ha confermato la stessa espulsione nel derby di Acquah, avventata fin che si vuole, ma frutto della mancanza di marcature preventive in una squadra sbilanciata. Baselli sta sorprendendo come mediano puro, ma il centrocampo a tre con un trequartista potrebbe essere la soluzione migliore.

Ergo, con Ljajic perfetto per la buca del suggeritore, si pongono un paio di problemi: il futuro di Iago Falque, che rischia di finire ai margini come successo a Roma per analoghi motivi tattici, ma soprattutto il reperimento di una spalla di Belotti, dando per certa la permanenza del centravanti per un’altra stagione. I primi nomi usciti, quelli di Falcinelli e Zapata, riguardano giocatori con caratteristiche molto differenti: il primo sarebbe più compatibile con il Gallo, ma forse non si tratta ancora del profilo giusto per il famoso salto di qualità, indispensabile in vista di una lotta per l’Europa che si annuncia ben più competitiva rispetto all’attuale stagione.

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