Dal fischio finale di Brych è partita l’inevitabile sequenza dei tentativi di autoconsolarsi: “La stagione è comunque positiva”, “Il record dei 6 scudetti consecutivi resterà per sempre”, “Il Real era troppo forte”. Tutto bello e sostanzialmente giusto. Ma la realtà è che la ferita fa male, brucia e brucerà ancora parecchio. Ben più rispetto a quella di due anni fa.

Numeri e cause di una disfatta

Il paragone con Berlino è inevitabilmente il primo modo per analizzare quella che a tutti gli effetti è una disfatta.

Da 13 anni una finale di Champions non terminava con tre reti di scarto nei 90' e, da 23, (Milan-Barcellona 4-0) la perdente non incassava quattro reti. Numeri non da Juventus, non da Juventus del cammino fino alla finale, quella degli appena tre gol incassati. Il verdetto del Millennium Stadium è severo quanto scontato: la distanza che separa la dominatrice del calcio italiano dalle vette d’Europa è ancora sensibile, ben più marcata di quanto fosse lecito aspettarsi, a tutti i livelli. Il gioco dell’identificazione dei colpevoli è inevitabilmente già partito, i più equi provano a dividere le colpe in parti uguali tra società, allenatore e giocatori.

Gli altri cavalcano le proprie antipatie, quelli che “in Europa non ci sono gli arbitri che aiutano”, che “Allegri è un allenatore mediocre”.

Da Berlino a Cardiff

La realtà è che rispetto a Berlino l’avversario sembrava più alla portata e invece è stato solo più concreto. Il Barcellona dominò il primo tempo quasi come il Real ha fatto a Cardiff nel secondo, realizzando però la miseria di un gol per quel gusto barocco tipico di chi veste la maglia blaugrana.

A Madrid invece la mentalità è diversa: bel gioco sì, ma anche praticità. E allora ecco un primo tempo sofferto, ma chiuso con un risultato positivo: massima percentuale realizzativa, problemi di gioco, ma nessuna occasione chiara concessa alla Juve, a parte il gol inventato da Mandzukic. Ecco, forse allora la Juve la finale ha cominciato a perderla proprio al duplice fischio di Brych. Come detto da Allegri nel post-gara, non chiudere in vantaggio il primo tempo è stato esiziale, perché alla ripresa del gioco la musica è cambiata.

Zidane, che ha dimostrato al mondo di essere un signor allenatore, dopo averlo già fatto all’andata contro il Bayern incartando tatticamente un maestro come Ancelotti, è bastato alzare la linea del pressing, portare la linea della difesa di fatto a centrocampo e allargare il gioco per mettere in scacco Allegri e tutta la truppa. Barzagli è stato travolto da Isco senza poter contare sul supporto di Dani Alves, l’attacco è rimasto isolato. Certo, la sfortuna c’ha visto bene, perché Casemiro non è un bomber e il suo tiro è stato deviato, ma il problema è il dopo.

Champions stregata: di chi è la colpa?

La Juve, già in difficoltà in avvio di ripresa, ha smesso di giocare, facendosi travolgere dallo scoramento. Bisognava solo restare in partita il più a lungo possibile e invece il 3-1 ha chiuso i giochi. Perché la squadra si è arresa così presto? Il riconoscimento della propria inferiorità, più che un calo fisico, resta la prima spiegazione, ma il mistero resterà insoluto per sempre. E adesso veniamo ai colpevoli. Allegri non è immune: il 4-2-3-1 si è dimostrato inadeguato contro avversari tecnicamente più forti e in grado di correre (non il Barcellona, insomma…).

Il centrocampo ha ballato in inferiorità numerica e la difesa pure. Ma non si può tacere la serata di luna storta di Dybala e Higuain, senza dimenticare Pjanic: la stella della scorsa stagione ha confermato di essere ancora molto lontano dal top mondiale, concludendo una stagione nel complesso sottotono (la gara contro il Barcellona non può bastare a salvare il bilancio), gli altri due, innesti dell’ultimo mercato, hanno ugualmente ribadito di non saper essere ancora decisivi a livello internazionale. Ma neppure la società è senza pecche: il cambio di assetto è avvenuto a gennaio, forse troppo tardi per agire, ma era fatale che con appena 4 attaccanti a disposizione per 4 posti alla fine si pagasse qualcosa.

Allegri è stato costretto a tenersi in panchina Cuadrado per non restare senza giocatori offensivi a disposizione. La vetta è ancora lontana e adesso la delusione è troppo grande per pensare che certe esperienze possano servire…

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