Quando pensiamo ad una vita dedicata al calcio ci vengono subito in mente i nostri beniamini, come Messi e Cristiano Ronaldo, o le bandiere di casa nostra, come Del Piero, Totti o Zanetti. La storia di Carlos Henrique Raposo, però, è affine a questi grandi campioni soltanto per il tempo trascorso nell'ambito calcistico, 20 anni, ma assolutamente estraneo in quanto a prestazioni di rilievo. Raposo non sapeva giocare a calcio e non ha giocato a calcio, eppure ha militato in sei squadre professioniste per 10 anni ed tra i dilettanti per altri 10 anni.

Ognuna delle squadre che ha avuto la 'fortuna' di detenere il suo cartellino gli ha regolarmente versato lo stipendio.

Talento fuori dal campo

Ognuno ha un talento ma quello di Raposo non riguardava 'rabone' o 'trivele' bensì quello di tessere relazioni amicali e stringere rapporti essendo l'amico di tutti. Il 'calciatore' brasiliano assiduo frequentatore delle notti di Rio de Janeiro divenne un punto di riferimento per i calciatori che cercavano svago notturno. Come 'ricompensa' pensò bene di chiedere di farlo ingaggiare dal club come calciatore professionista. Il fisico non gli mancava e la presunzione di saper giocare a calcio nemmeno.

L'ingaggio con il Botafogo

Il suo amico d'infanzia, Mauricio, era un giocatore amato e stimato da tifosi e dirigenti del Botafogo e il 'Kaiser' (soprannome di Raposo per il suo fisico alla Beckenbauer) non poteva farsi sfuggire l'occasione.

Chiese all'amico di convincere il Botafogo ad acquistarlo dal Puebla, squadra che deteneva il cartellino. Fu così che divenne un calciatore del Fogo prendendosi una 'storta' improvvisa che lo costrinse a stare fuori dal campo per 20 giorni. Non essendoci risonanze magnetiche nel calcio del 1980, Raposo procrastinava il rientro dicendo di provare sempre dolori nuovi.

Come fungeva la truffa

Ogni volta che un suo amico della 'movida' firmava un contratto con un club di spicco, il Kaiser riusciva a farsi inserire come contropartita tecnica nella trattativa. Gli accordi sottoscritti all'epoca erano definiti 'a rischio' cioè l'equivalente di un contratto-prova di tre mesi a stipendio base. Durante le prime due settimane si presentava agli allenamenti dicendo di essere fuori forma e passava il tempo correndo intorno al campo come gli consigliava il suo fantomatico 'personal trainer'.

Poi si accordava con qualche amico facendosi fare fallo per andare in infermeria rendendo il tutto più credibile.

Il colpo di genio lo ebbe con l'Ajaccio, squadra francese, dove alla presentazione tutti si aspettavano dei palleggi o qualche 'trick' col pallone ma il nostro eroe iniziò a gettare palloni in tribuna mandando baci a destra e a manca. In questo modo conquistò la tifoseria senza mai disputare nemmeno un minuto con la squadra.