50 anni dal Mondiale messicano del 1970, anzi qualcosa in meno per quanto riguarda il debutto degli azzurri in quell'edizione di Coppa del Mondo visto che l'Italia avrebbe giocato la sua prima partita il 3 giugno a Toluca contro la Svezia. Fu il Mondiale di Italia-Germania Ovest 4-3, la partita del secolo che gli uomini del CT Ferruccio Valcareggi avrebbero vinto grazie al gol decisivo di Gianni Rivera. Il golden boy made in Italy visse un torneo decisamente strano: la sua presenza in Messico fu in dubbio praticamente fino alla vigilia, ma in ogni caso non venne mai inserito nell'undici di partenza.

Nel match dei quarti di finale contro il Messico, poi, Valcareggi inventò la celebre 'staffetta': l'avvicendamento tra Sandro Mazzola e Gianni Rivera a inizio ripresa. Andò bene contro i padroni di casa e nella citata semifinale contro i tedeschi, il CT poi terrà il milanista nel 'congelatore' nella partita più importante, la finale contro il Brasile, salvo fargli giocare gli ultimi 6' a risultato ampiamente compromesso. I sei minuti più assurdi della carriera di Rivera, argomento tra i tanti al centro di un'intervista che il diretto interessato a rilasciato a Huffington Post.

'Italia-Germania fino al 90' fu una partita normale, neanche tanto bella'

Inevitabile chiedergli come ricorda il mitico 4-3 dello stadio Azteca dopo 50 anni.

"I primi 90' furono normali, neanche tanto belli. I supplementari fecero la storia - sottolinea Gianni Rivera - e nacquero quasi per caso". L'Italia infatti era passata in vantaggio dopo 8' del primo tempo con Boninsegna e quando stava già accarezzando la finale arrivò il pareggio al 90' ad opera di Schnellinger che era compagno di squadra di Rivera al Milan: un difensore, uno che di gol in carriera ne ha fatti veramente pochi e questo fu il suo unico centro in nazionale.

"Da quel momento partì un susseguirsi di gol e di emozioni che chiaramente giustificano il mito di quella partita dopo 50 anni", sottolinea l'ex capitano rossonero che ammette inoltre "già quel giorno in campo sentivamo di aver realizzato qualcosa di unico".

'Il terzo gol tedesco fu anche colpa mia, dovevo farmi perdonare'

Rivera racconta anche i suoi pensieri prima della sua rete che permise agli azzurri di vincere il match. "Il 3-3 lo prendemmo anche per colpa mia, Albertosi me ne disse di tutti i colori, pensai che dovevo farmi perdonare". La sua idea 'folle' sarebbe stata quella di partire in azione personale e dribblare mezza Germania, come avrebbe fatto Diego Maradona contro l'Inghilterra nello stesso stadio, 16 anni dopo. "Invece ci furono tre tocchi tra me, De Sisti e Facchetti e quest'ultimo lanciò Boninsegna verso l'area, il tocco al centro per me dove segnai una specie di rigore in movimento. I tedeschi non si aspettavano di essere aggrediti subito".

'La finale resta il mio più grande rammarico'

La finale, purtroppo, sarà diversa da come l'avevano prospettata milioni di tifosi italiani e, anche se di fronte c'era forse il Brasile più forte di sempre, in tanti sostengono che i supplementari contro la Germania pesarono sulle energie degli azzurri. "Nessuno può dirlo questo - afferma - ma la finale resta comunque il mio più grande rammarico. Io ero tra i più freschi e giocai solo 6', a partita compromessa". Rivera è convinto che avrebbe potuto dire la sua contro i verdeoro. "Difendevano in maniera blanda, erano convinti sempre di far un gol in più dell'avversario e certamente avrei avuto tanta libertà di movimento". Inevitabile chiedergli della staffetta che il fuoriclasse di Alessandria definisce "una cosa incomprensibile" evidenziando che lui e Mazzola avevano caratteristiche diverse e non erano per nulla incompatibili.

"Non ha senso decidere prima di una partita che ci sarà un cambio all'inizio della ripresa, ma tutta la situazione che si era creata prima dei Mondiali era un po' strana. Nel mezzo ci fu anche politica, non solo sportiva".

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