In Serie A la lotta al titolo di campione d'Italia ha vissuto un'altra domenica ricca di emozioni.

Alle ore 15 sono scese in campo Torino e Inter (1-2), poi alle 18 è toccato alla Juve, in trasferta a Cagliari (1-3), infine alle 20:45 è stato il turno di un Milan reduce dalle fatiche europee di giovedì, che è caduto in casa col Napoli (0-1).

Dopo un primo tempo scialbo (zero tiri in porta), sembrava che l'Inter potesse rallentare l'andatura, concedendo al Milan di accorciare, ma così non è stato: minimo sforzo per i nerazzurri, massimo risultato.

I ragazzi di Pioli sono passati dal possibile -4 a un -9, e ora, più che pensare ai cugini nerazzurri, si devono guardare dalla Juve, a -1 dai rossoneri, ma con un match in meno (il recupero col Napoli, spostato al 7 aprile). Nelle ultime 10, sono arrivate cinque vittorie, un pareggio e quattro sconfitte per i rossoneri, che (a differenza di Inter e Juve) hanno ancora impegni europei da rispettare (quanto meno il ritorno degli ottavi col Manchester); la dolorosa delusione europea sembra invece aver rivitalizzato Cristiano Ronaldo, che dopo le critiche per il suo errore in barriera contro il Porto, ha messo a segno una tripletta (rigore, gol di mancino e di testa) contro il Cagliari ed è arrivato a quota 23 in campionato, 770 in carriera.

Il portoghese peraltro ha ricevuto gli auguri di Pelé (raggiunto a quota 767 la settimana scorsa), che l'ha omaggiato su Instagram: "Congratulazioni per aver infranto il mio record di gol in partite ufficiali. Il mio unico rammarico è non poterti abbracciare oggi. Però lascio questa foto in tuo onore, con grande affetto, come simbolo di un'amicizia che esiste già da molti anni.

Ti ammiro tantissimo e amo vederti giocare e questo non è un segreto per nessuno", le parole del Rey.

Torino-Inter

Partita tutt'altro che semplice per i nerazzurri, complicata sulla carta anche dall'assenza in panchina del condottiero Conte, squalificato e costretto a godersi la partita dai box. Al suo posto il vice Stellini, che si conferma talismano: due prima di ieri le panchine del vice al posto di Conte, due vittorie, diventate tra col successo sul Torino.

Lautaro segna il suo quarto gol di fila contro i granata che è la sua vittima preferita in Serie A. Partita sulla carta agevole: la prima della classe visita la terzultima, appena 20 punti messi in cascina dagli uomini di Nicola, che però hanno giocato due partite in meno (col Sassuolo e a quanto pare anche quella con la Lazio, visto che il giudice sportivo Gerardo Mastrandrea ha deciso " di non applicare al Torino le sanzioni per la mancata disputa della gara in oggetto, rimettendo alla lega Serie A i provvedimenti organizzativi necessari relativi alla disputa della gara", che dunque si giocherà).

Quella di ieri è stata una partita a lungo "bloccata", con zero tiri in porta nel primo tempo per i nerazzurri, che tengono in mano il pallino del gioco (68,7% possesso palla, 179 passaggi nella 3/4 avversaria, solo 39 per il Torino), senza incidere.

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Il match si sblocca su rigore al 17' del secondo tempo: contatto di Izzo su Lautaro Martinez, esecuzione perfetta di Lukaku, che segna il suo quinto gol su rigore. Dura solo 8 minuti il vantaggio nerazzurro, poi ci pensa Sanabria, al secondo gol coi granata a rimettere a posto le cose, su un mischione in area mal gestito dal reparto arretrato avversario. Alla fine ci pensa Lautaro, su cross del neo entrato Sanchez, al sorpasso definitivo: quarto gol di testa per lui quest'anno, 14 totali, tanti quanti Lukaku, senza i rigori (Martinez è il marcatore senza rigori più prolifico in tutta la Serie A). Finisce così 1-2.

In tutto il match l'Inter ha condotto per solo 13', per i restanti 77 il risultato è stato di parità; questo la dice lunga sull'indole cinica e pragmatica della squadra, che ha addirittura tirato meno in porta del Torino: 4 tiri a 3, come accaduto per altro contro l'Atalanta lunedì scorso.

Anche in quel caso meno calci nello specchio, meno occasioni (2-5), meno passaggi (397-507) e meno palleggio sulla 3/4 avversaria (52-156). Nonostante tutto i nerazzurri (di Milano), archiviano la settimana con 6 punti, e, a 11 partite dalla fine del torneo, si trovano con 9 punti in più del Milan (in pratica 10 in virtù degli scontri diretti), 10 più della Juve (forse 7, dipende dal Napoli, se vorrà fare un altro favore a Conte & Co). Con 65 punti, è quasi record per l'Inter dopo 27 giornate: solo nel 2006/2007 ha fatto meglio (70) ma con la vittoria di ieri ha superato le squadre 2007/2008 (64) e 2008/2009 (63); tutte e tre le stagioni si sono concluse col tricolore, ovviamente.

Cagliari-Juventus

Quarto successo (più un pareggio) nelle ultime cinque gare di campionato per i bianconeri, chiamati a rialzarsi dopo la batosta con il Porto. E se c'è un uomo in particolare al centro dell'attenzione, questo è Cristiano Ronaldo, dopo la figuraccia in barriera; e il fuoriclasse risponde, eccome!: 3 gol ad un Cagliari sempre più giù (22 punti, a più 2 dal Torino terzultimo, che però ha due partite da recuperare), superato Pelé nella classifica marcatori all time, e Milan (quasi) recuperato. Se fino a poco fa spesso si usava l'assenza di impegni europei come argomento favorevole all'Inter nella corsa verso il tricolore, ora, per guardare il bicchiere mezzo pieno, anche i bianconeri godranno dello stesso vantaggio.

Il gap rimane ampio, soprattutto considerando che mancano 11 giornate alla fine del campionato, ma sul tavolo c'è ancora lo scontro diretto, che potrebbe risultare determinante alla fine dei conti.

Bastano 32' alla Juve per mettere in ghiaccio il match della Sardegna Arena: al 10', al 25', al 31', ecco i tre timbri del portoghese, che anestetizzano la contesa e zittiscono i critici (vedi esultanza primo gol); a poco vale la rete di Simeone al 16' del secondo tempo, che però esulta, anche se spartanamente, per essere ritornato al gol dopo un lungo digiuno. Tutto sommato, nonostante il risultato dica altro, numericamente le partite delle due squadre sono stati paragonabili e molto simili: il possesso palla (50,5%) va al Cagliari, più tiri Juventini nello specchio (4-6), passaggi quasi identici (484-495), baricentro molto alto per i sardi, che però hanno pagato la partenza troppo arrembante e forse un'atteggiamento iniziale troppo offensivo, ideale per il portoghese tarantola, tanto voglioso di (stra)fare che sfiora persino il rosso per un intervento da Kung Fu sul povero Cragno.

Ora il Cagliari ha bisogno di uno sprint decisivo, perché Spezia, Benvento e Genoa distano pochi punti, e perché Nicola (Torino) è un esperto in queste situazioni da dentro-fuori, e si ha la sensazione che alla fine potrebbero essere i dettagli a determinare la lotta salvezza (e occhio al Parma, ieri vincente sulla Roma)

Milan-Napoli

Piatto forte di questa 27^ giornata, match pieno di fascino, a partire dall'infinita storia d'amore tra Gattuso e il Milan, che però ieri non è stata tale: finisce 0-1 per gli ospiti, che tornano a vincere in trasferta, dopo più di due mesi (ultima vittoria: 1-2 in casa dell'Udinese, datata 10 Gennaio, da allora sconfitte con Hellas, Atalanta, Genoa, e pari con il Sassuolo).

Partita tirata, tra due squadre costrette a vincere per non perdere il ritmo delle rivali; il Milan cerca di impostare di più (55% possesso palla, baricentro molto alto, 56 metri, la maggior parte degli attacchi ragionati e gestiti per zone centrali del campo,12, 125 passaggi sulla 3/4 avversaria, 447 in generale, contro i 360 del Napoli, ma meno tiri in porta, 4-5, meno occasioni da gol, 2-5, e più parate decisive, 2-1), mentre il Napoli sembra più propenso ad attendere, con un baricentro medio più basso, e a ripartire, grazie alla qualità sulla trequarti. Pressing alto portato da entrambe le squadre che, avendo moduli specchio, 4-2-3-1 spesso si annullano; la differenza sembra poterla fare la trequarti, con un Calhanoglu appannato (e un Kessié sostituito e a corto di batterie), il Milan si ritrova ad essere senza spunti, dopo un buon inizio.

Il Napoli invece pesca il jolly proprio dalla trequarti: al 4' del secondo tempo ci pensa Politano a infrangere l'equilibrio, 0-1 e partita cambiata. Gli uomini di Pioli prendono in mano il pallino del gioco, Gattuso si difende e mette Osimhen per ripartire veloce, al posto di un Mertens piuttosto spento, solo 1 tiro, fuori. Grande polemica per il rigore non concesso da Pasqua (tocco di Bakayoko su Theo): l'arbitro, nonostante il Var lo mandi a rivedere l'episodio, mantiene la sua opinione, niente rigore.

"Quando le assenze sono così numerose qualcosa perdi", ha dichiarato nel post Pioli, aggiungendo: "Abbiamo giocato tante partite senza centravanti. Per questo la squadra va solo elogiata. Immaginate l'Inter senza Lukaku o la Juve senza Ronaldo e Chiesa".

Il Napoli invece aggancia la Roma, si trova a -2 dall'Atalanta (che ha giocato un match in più), e si rilancia in ottica Champions, grande obbiettivo da stagione per la squadra di Gattuso, che nonostante le critiche, ha raccolto ben 11 punti in più dell'anno scorso, pur avendo i due attaccanti titolari (Mertens e Osimhen), fuori per diverso tempo. Ora i due sono tornati a disposizione, e Gattuso si prepara al rush Champions, mentre per il Milan, testa a Fiorentina e Manchester, in una settimana che dirà molto di ciò che sarà il resto della stagione rossonera.