L'approvazione del Piano Casa è stata una delle prime mosse del governo di Matteo Renzi. Vediamo quali novità comporta questo pacchetto di misure, fortemente voluto dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi, sul versante degli affitti. Ci focalizziamo in particolare sui cambiamenti in tema di cedolare secca.
Affitti 2014 e cedolare secca: cosa cambia?
La cedolare secca è quell'opzione che un locatore può esercitare sulle abitazioni che cede in affitto: essa sostituisce, in un'unica aliquota Irpef, le addizionali regionali e comunali, l'imposta di registro e l'imposta di bollo.
Il precedente governo guidato da Enrico Letta aveva già tagliato la cedolare secca dal 19% al 15% sugli immobili che vengono ceduti a canone concordato, ora il governo Renzi, con l'approvazione del Piano Casa, l'ha ridotta di un ulteriore 5%, portando quindi l'aliquota al 10%, per il triennio dal 2015 al 2018.
Chi ha già stipulato un contratto a canone concordato e non si è finora avvalso della cedolare secca può cambiare e scegliere il regime fiscale agevolato entro il prossimo 30 marzo 2014 (data in cui scade il termine per il pagamento annuale dell'imposta di registro).
Chi, invece, ha un contratto libero, per usufruire delle agevolazioni sulla cedolare secca ha la possibilità di passare al canone concordato: per farlo deve prima di tutto cambiare contratto stipulandone uno convenzionato, in base all'articolo 2, comma 3, della legge 431/1998.
Da sottolineare che questa possibilità è attuabile solo in uno dei Comuni con carenze di disponibilità abitative o in quelli confinanti, oppure nei comuni ad alta tensione abitativa. Il locatore deve applicare un canone compreso nei limiti previsti dagli accordi territoriali di riferimento.
La motivazione di questi cambiamenti è la volontà del governo di incentivare l'utilizzo della cedolare secca, che ad oggi non decolla: il regime è stato finora scelto solo da circa 65 mila locatari, su un totale di oltre 2 milioni di locazioni.