Huawei si difende dalle pesanti accuse del Governo statunitense. Nei giorni scorsi, infatti, gli USA hanno affermato, tramite le parole del Consigliere per la Sicurezza Nazionale Robert O’ Brien, che il colosso produttore di smartphone spierebbe i dispositivi di tutto il mondo allo scopo di rubare dati sensibili per poi rivenderli. Implicita insomma l'accusa di aver acquisito per diversi anni alcuni segreti commerciali di proprietà degli USA. La società cinese ha definito come falsità tutte le accuse, affermando come il governo statunitense stia cercando di danneggiarli basandosi su alcune vecchie questioni di natura civilistica già ampiamente risolte.

Altri 45 giorni di proroga per Huawei da parte degli USA

Scontro aperto dunque? Non proprio. Il governo degli USA ha infatti concesso a Huawei un’ulteriore proroga di 45 giorni prima dell’entrata in atto del divieto di fare affari con aziende statunitensi. La notizia è stata diffusa dal Dipartimento del Commercio, ben consapevole del fatto che alcune aziende USA andrebbero incontro a parecchie criticità nel sostituire tempestivamente attrezzature di rete, specie nelle aree rurali, dipendenti dal colosso cinese in relazione alle reti 3G e 4G.

‘Huawei proverà la sua innocenza’

Secondo il colosso cinese, il governo USA non riuscirà però a far valere le proprie accuse in quanto quest'ultime si baserebbero su diverse dispute civilistiche, spesso molto datate, non solo risolte ma anche respinte da giudici e giurie federali. Secondo Huawei, alla base dell’attacco da parte del Dipartimento di Giustizia americano, ci sarebbero problematiche legate alla concorrenza di mercato.

“Vogliono danneggiare la nostra reputazione e la nostra immagine” dice il portavoce dell’azienda di Shenzhen. A sostegno delle aziende cinesi si è, ovviamente, schierato anche il governo della Cina, che ha invitato gli USA a smetterla di attaccare gratuitamente le imprese della loro patria. Insomma si tratta di una dura battaglia.

‘Huawei ha usato impropriamente le backdoor installate negli Smartphone’

Robert O’Brien, come sopra detto, sostiene che il Governo USA può dimostrare il furto da parte della società cinese dei dati sensibili e dei segreti commerciali allo scopo di rivenderli. Secondo il consigliere, infatti, Huawei avrebbe usato delle backdoor in modo assolutamente anonimo, hackerando quindi i dispositivi degli utenti per entrare in possesso di informazioni riservate. L’accesso a tali porte sarebbe permesso, infatti, soltanto alle Forze dell’Ordine a scopo di indagine o intercettazione ma non ai fornitori per tracciare dati o spiare gli utenti.

La società cinese ha però affermato di essere solo un produttore/distributore di apparecchi telefonici e che non le sarebbe possibile violare le reti dei clienti senza la loro autorizzazione, tanto meno in modo anonimo o invisibile. L’impressione è che la questione andrà avanti ancora a lungo e non si sa chi ne uscirà vincitore. Intanto i prossimi modelli Huawei saranno privi, come gli ultimi, dei servizi e delle app Google ma questo non sembra fermare le vendite.

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