L'Ucraina è in fiamme e la rivolta non si ferma, come anche la repressione della polizia di Victor Yanukovic: sono morti 25 manifestanti negli scontri di ieri in piazza Maidan Nezalezhnosti ed anche oggi la situazione è ormai da guerra civile. Oggi, mercoledì 19 febbraio, la capitale Kiev è una città spettrale, come riportano gli inviati delle principali testate e agenzie di stampa, con scuole chiuse e mezzi di trasporto fermi.
Il presidente Victor Yanukovic, filo-russo e bersaglio delle manifestazioni e delle rivolte assieme al suo governo, accusato di corruzione e di legami troppo stretti con Mosca, dopo aver fallito nelle settimane scorse nei tentativi di riappacificazione con le opposizioni, oggi ne accusa i leader: "Hanno passato il segno quando hanno chiamato la gente alle armi.
È una flagrante violazione della legge; chi la viola deve andare davanti alla giustizia, che ne deciderà la punizione".
Nella notte il presidente ha incontrato uno dei leader delle opposizioni, l'ex pugile Vitali Klitschko, ma l'incontro non ha avuto risultati.
Gli scontri di ieri a Kiev, in piazza Indipendenza a Maidan, sono cominciati alle ore 20 locali quando la polizia antisommossa ha attaccato i manifestanti, già protagonisti di una serie di raid durante la giornata: gli scontri hanno visti fronteggiarsi centinaia di uomini delle forze speciali ucraine e migliaia di dimostranti armati di spranghe, armi da strada e anche da fuoco. Il bilancio provvisorio è di 25 morti, di cui 7 poliziotti e un militante del partito di Yanukovic, oltre 300 feriti.
Che la guerra civile in Ucraina sia un'ipotesi sempre più vicina, purtroppo, lo confermano anche gli scontri in altre città del paese oltre alla capitale Kiev, come ad esempio Leopoli dove 5mila manifestanti hanno assaltato e preso un deposito di armi governativo.
La situazione ovviamente preoccupa il mondo, dall'Onu alla Nato, dagli Stati Uniti all'UE; invece da Mosca arrivano accuse all'occidente.