Due giorni fa si era temuto il peggio per il Capo dei Capi, Totò Riina. Un malore improvviso aveva fatto pensare ad un ictus o ad attacco cardiaco, ma gli accertamenti eseguti dopo il ricovero all'Ospedale San Paolo di Milano hanno rivelato solo un'indigestione.

A quaratotto ore dallo scampato pericolo, il boss ottantatreenne, sottoposto al regime carcerario del 41bis nel Carcere di Opera, stamattina ha disertato l'udienza per il processo sulla trattativa Stato-Mafia senza rendere noti i motivi della rinuncia, mentre appena ieri tre degli imputati al processo inoltravano richiesta alla Corte d'Assise di spostare da Palermo il dibattimento per motivi di ordine e sicurezza pubblica.

Che relazione c'è dunque tra il malore di Totò 'u curtu e l'iniziativa del Generale Mori, degli ex ufficiali dei Carabinieri De Donno e Subranni imputati al processo di spostare la sede del processo istruito dal giudice Di Matteo?

Da mesi il Gup Morosini e il giudice Ingroia insistono affinchè sia il capoluogo siciliano la sede naturale del processo, ma preoccupanti sono le riflessioni in merito alle minacce di morte fatte pervenire, appena dieci giorni fa, dal Capo dei Capi al giudice Di Matteo, stroncate a ruota da un inquietante comunicato della Falage Armata.

In attesa del pronunciamento da parte della Corte D'Assise di Palermo, ci si interroga sui possibili futuri scenari.